INTERVISTA A RICCARDO BEETROOT RAPONE

  
Quando e come nasce il tuo percorso artistico?
Ho sempre disegnato ma il mio percorso nella street art nasce dalla curiosità che mi aveva suscitato l’arte di strada quando vivevo a Londra nel 2001.
Li ho conosciuto l’arte di Banksy e non solo, ho studiato le tecniche dei vari street artist e così ho iniziato il mio cammino.
Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?
Degli artisti contemporanei posso citare soprattutto i nomi noti della street art come Banksy, Vhills, eduardo Kobra, Guido van Helten, Blu, Jef Aerosol.
Anche se la mia tecnica si avvicina più ai soggetti dei grandi della pittura, come Caravaggio, Annibale Carracci e Rembrandt.
Li studio di continuo e amo scovare libri che mi svelano i loro segreti nelle bancarelle di tutta europa.
Ne sono un cultore.
Cosa cerchi attraverso l’arte?
La comunicazione, cerco soprattutto la comunicazione.
E’ sicuramente il mezzo che mi permette di meglio comunicare alle persone che mi seguono e che piano piano mi scoprono quanto voglio esprimere e quanto voglio dire.
Adoro l’arte sociale per la sua utilità.
C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?
La mia ricerca ormai è una cosa sola con il mio carattere.
Scelgo sempre la via più difficile altrimenti non avrei certo scelto di fare l’artista.
avrei potuto concentrarmi sulla tecnica o sulla narrativa, invece ho scelto di portare avanti tutti i discorsi della ricerca, facendo di me un curioso cronico che ha messo su un vero e proprio staff di persone che collaborano con me e che m’insegnano la loro professione in materia di colore, di materiali cementizi, ma anche di fotografia e luce.
Insomma dietro ogni mia opera c’è un lavoro complesso di diverse persone proprio per una mia volontà di voler crescere, studiare e ricercare.
Qual’è il tuo rapporto con il mercato?
Purtroppo pessimo!
L’arte in Italia ha un mercato limitato e fortemente vittima di logiche poco chiare e timorose.
Pensare che siamo nel paese con il maggior numero d’opere d’arte nel mondo è un vero paradosso.
L’arte in Italia ha la potenzialità di rappresentare un settore fiorente e stimolante invece è ridotto ad un settore di nicchia, dove accederci è davvero davvero difficile.
Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?
L’arte è un dono che non puoi nascondere, e non consiglierei mai a nessuno di lasciar stare perché è un percorso troppo difficile.
Di certo consiglierei: studio e ricerca continui, passione, e un pò di autocritica.
Dal punto di vista pratico invece consiglierei di attrezzarsi di tanta pazienza e buona volontà.
soprattutto quando si muovo i primi passi bisogna essere oltre che artisti anche imprenditori, grafici, comunicatori e mercanti!
è un compromesso?
Chiamiamola gavetta.
Francesco Cogoni.
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