Intervista a Renato Baggio

Quando e come nasce il tuo percorso artistico?

Il mio percorso artistico, comincia sin dalla scuola elementare, quando la maestra mi mandava in giro per le classi a far vedere, ai compagni, i miei lavori.

Da quel momento in poi, non ho più smesso.

Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo percorso?

Io credo, che quando si fa una ricerca artistica, bisogna soprattutto, ascoltare se stessi.

Se non si fa questo, si corre il rischio di cadere nel manierismo e il manierismo, a mio avviso, non è ricerca – quindi non è arte.

Le persone che mi hanno influenzato…

La mia maestra e i miei genitori che hanno visto in me, queste attitudini.

Cosa cerchi attraverso la forma d’arte che utilizzi?

L’uomo è il filo conduttore dei miei lavori.

Non il singolo individuo portatore di identità bensì l’uomo statisticus, protagonista della sociologia moderna e portatore dell’identità collettiva.

Quell’uomo che è destinato ad orientarsi verso nuove realtà e nuovi mondi.

La scienza, negli ultimi decenni, ne sta dando prova.

C’è una parte nella tua ricerca artistica di cui vorresti parlare in particolare?

Come ho già risposto, nella domanda precedente, l’uomo è il protagonista della mia ricerca e penso lo sarà sempre.

L’uomo è l’artefice del bene e del male nel mondo e l’arte che ha una grande funzione sociale, lo deve trascinare, sempre di più, verso il bene.

Migliorandolo.

Qual è il tuo rapporto con il mercato?

La ricerca in arte non ha molto mercato, perché come il treno, la locomotiva passa sempre prima e il resto del convoglio arriva dopo.

Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?

Se vuoi vivere d’arte, lo puoi fare solo se sei di famiglia ricca.

In caso contrario, per essere libero e fare ricerca, devi avere un lavoro che ti sostenga.

Il pittore invece è adattabile al mercato.

E’ un’altra cosa.

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Francesco Cogoni.

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