Intervista a Pietro Barone

 

 

Quando e come nasce il tuo percorso artistico?

La sensibilità verso l’arte è una dote innata e quindi il “quando” è immediatamente identificabile con il momento della mia nascita.

Per identificare il “come” mi basta andare a ritroso negli anni sin dove arriva la memoria.

Proprio li ritrovo un bambino che disegnava personaggi sui quali costruiva una storia immaginaria, un bambino che appendeva tutti i disegni in una stanza inutilizzata della casa immaginando che fosse la sua mostra personale.

Ignoravo che tutto ciò un giorno sarebbe diventato il mio lavoro.

Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo percorso?

Non mi sono mai posto il problema di saperlo.

Guardando al mio stile sicuramente non sono state le arti visive massimaliste ad influenzarmi.

Il mio tratto racconta di una predilezione per il segno rigoroso ed essenziale sia quando parliamo di grafica, sia quando parliamo di illustrazione: perché raccontare qualcosa con tre segni quando si può fare con due?

Cosa cerchi attraverso la forma d’arte che utilizzi?

Quando si tratta di lavoro cerco, come un bravo artigiano, di andare incontro alle aspettative del cliente nel modo più corretto possibile, senza giocare a fare l’artista.

Quando invece si tratta di qualcosa di personale, illustrazione o anche fotografia, esprimo semplicemente quello che vedo o che sento.

C’è una parte nella tua ricerca artistica di cui vorresti parlare in particolare?

In particolare, al momento, non saprei cosa indicarvi.

In generale la mia ricerca è orientata verso la sintesi grafica attraverso l’uso delle forme geometriche.

Qual è il tuo rapporto con il mercato?

Da piccolo era un gran divertimento andare con mia madre al mercato: tutti quei colori attiravano la mia attenzione ed era un’esperienza che coinvolgeva tutti i sensi.

Ovviamente sto scherzando. Con il mercato dell’arte non ho nessun rapporto diretto.

Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?

Se proprio si vuol vivere d’arte prima consiglierei di diventare artisti e non giocare ad esserlo.

Oggi più che mai, secondo me, essere un artista presuppone dedizione, rigore e intelligenza: non basta essere geniali se poi si lasciano i dettagli al caso.

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Francesco Cogoni.

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