INTERVISTA A PIERO LIGAS

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Quando e come nasce il tuo percorso artistico?
Oscar Wilde disse: ” L’uomo diventa quello che contempla “.

Partendo da questo presupposto, che condivido, ho iniziato a dipingere ancor prima di sapere cosa fosse la pittura.
Sin da bambino ( 3 / 4 anni ) osservavo a lungo le pitture della mia parrocchia (Nurri).
Questo per tutte le volte che entravo in chiesa; e ancora oggi.
Ma i miei occhi non rimanevano indifferenti ai colori dei fiori, ai paesaggi, agli scorci del paese, alle pietre, che in me hanno esercitato sempre un grande fascino.
Verso i 14 anni ho iniziato a disegnare e ad usare gli acquarelli.
Dopo, verso i 15 / 16 anni, ho iniziato con i colori ad olio.
A 18 anni ho realizzato una collettiva con altri 3 pittori (Salis, Todde, Giannini).
Da incosciente, di sicuro, ma ho sempre lavorato per migliorarmi con serietà e massima onestà.
Non ho mai fatto il verso ad altro mio quadro.
Sono tutti pezzi unici.

Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?
Ne 1965 ho conosciuto il pittore Adriano Mattana che mi ha introdotto nel mondo pittorico Cagliaritano.
Praticamente sono venuto a contatto con tutti i pittori, figurativi e avanguardisti.
Sempre nello stesso anno, comprai una serie di pubblicazioni dei grandi pittori impressionisti,surrealisti metafisici, astrattisti.
Rimasi molto confuso ma, ad influenzarmi maggiormente è stato MIRO…poi tanti altri.
I pittori Cagliaritani e Sardi non hanno influenzato molto il mio lavoro (guardando i miei lavori si vede chiaramente), però mi hanno affascinato e li ho guardati con molto rispetto.
Cosa cerchi in arte?
Nell’arte cerco me stesso e le motivazioni che mi spingono a dipingere che vanno ben oltre la vanità e la voglia di esibire ciò che faccio.
Procedo per argomenti e, quando li concludo, e come se avessi scritto un libro e i libri si pubblicano.
L’arte , infondo, vive attraverso gli altri.
Chiusa in un cassetto…”muore”.
L’arte è fatta per donarsi e questo è la sua parte misteriosa e affascinante.
Tutto ciò che affascina attrae.
Credo che nell’arte ci sia pochissimo spazio per creare cose nuove, tutto è già stato fatto.
Sono fermamente convinto, invece, che c’è uno spazio sterminato per essere se stessi.
QUESTA E’ LA MIA RICERCA.
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C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?
La mia ricerca, perdona la presunzione, è fatta di introspezione che mette al primo posto l’uomo con tutte le sue problematiche e le sue ansie esistenziali.
Per cui la mia ricerca è complessa come e’ complessa l’umanità intera.
Sono essenzialmente un metafisico che ama giocare con i colori della vita.
Qual’è il tuo rapporto con il mercato?
Il mio rapporto con il mercato è pessimo.
Non so “vendermi” e tanto meno propormi.
Comunque, divido i pittori in due categorie: quelli che dipingono per vendere e quelli che cercano di vendere ciò che hanno dipinto.
Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?
Ad un pittore (artista è una parola grossa) consiglierei di rendere la sua pittura indipendente dal punto di vista strettamente economico.
Non è forse la libertà a rendere l’ arte libera di esprimersi all’ennesima potenza.
Solo a queste condizioni si rischia seriamente di diventare artisti quando l’artista C’E’.
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Per info:
Francesco Cogoni.