INTERVISTA A PAOLO GARBINI

 

Quando e come nasce il tuo percorso artistico?

Ho cominciato a recitare quattro anni fa frequentando un corso di teatro e dizione in un piccolo teatro di periferia, il Teatro Verdi di Porotto (FE).

Quello per me sarà sempre il più bel palco del mondo.

Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

A sei anni vidi al cinema la versione filmica di Flash Gordon…qualche giorno dopo – mentre mi imponevano di imparare a sciare – dissi a mia madre che volevo fare l’attore.

Lei mi esorto’ ad insistere con lo spazzaneve e a non dire scemenze.

Dal suo punto di vista aveva ragione… ma alla fine, a quanto pare, avevo ragione anch’io.

In età adulta le mie principali fonti di ispirazione sono state Ozpetek per il cinema e Madonna per la performance dal vivo. Sul palco bisogna essere determinati da far paura.

Cosa cerchi attraverso l’arte attoriale?

Come attore è un modo di mettermi alla prova.

Ogni film ed ogni spettacolo è una piccola grande sfida.

Non è poi così diverso dal cimentarsi in un’impresa sportiva.

C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?

Trovo molto affascinante il fatto di lavorare su copioni o sceneggiature di mia stesura o ai quali io abbia contribuito.

Quando reciti scene scritte da te stesso il processo creativo è completo e circolare.

Ed il senso di appartenenza del risultato è totalizzante.

Qual’è il tuo rapporto con il mondo del mercato?

Oggi se non sei un attore davvero famoso il mercato non offre l’opportunità di grossi guadagni.

Io oltre a recitare svolgo da anni anche un’attività professionale del tutto estranea al mondo dello spettacolo.

È un’altra parte di me e della mia vita che mi dà l’opportunità di poter essere un attore indipendente e di potermi sottrarre a logiche compromissorie basate sulla sola redditività di un progetto.

Cosa consiglieresti ad un giovane che vorrebbe vivere di quest’arte?

Gli consiglierei di puntare tutto su se stesso, di sforzarsi di essere innovativo re-inventando e modernizzando i capisaldi della cinematografia italiana classica.

E di non dare credito a critiche e stroncature se non siano convinti al 100% della loro genuinità.

C’è gente che sarebbe capace di stroncare un novello Zeffirelli pur di mandare avanti un raccomandato o più semplicemente per salvaguardare il proprio tornaconto.

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Francesco Cogoni.