INTERVISTA A PAOLO DE GIOSA

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Quando e come nasce il tuo percorso artistico?
Dipingo da sempre, utilizzando ogni supporto, dalle pagine di vecchi libri a legni levigati dal mare, come una tela bianca, una pagina dove poter comunicare ed esprimere il mio messaggio tramite l’espressionismo figurativo, in modo più assiduo finalizzato ad una ricerca introspettiva dal 2011
Quali artisti hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?
Guardo con interesse ai grandi pittori del passato ( Caravaggio in primis) e sono affascinato dai contemporanei ( vedi Samorì).
Cerco di filtrare da queste due correnti e stili pittorici le mie preferenze e le reinterpreto in base alle mie visioni.
Amo Egon Schiele, per la produzione e per l’aura mistica che circonda la sua vita.
Mostro interesse per gli espressionisti tedeschi del primo novecento e guardo con rinnovata ammirazione a Van Gogh.
Gli artisti contemporanei in campo figurativo espressionista sono molto interessanti ed hanno la capacità di reinventarsi e di sperimentare.
Cosa cerchi in arte?
Me stesso.
Il mio volto o quello interiore, una volta messa giù la maschera.
Dipingo prevalentemente volti.
Il volto altro non è che uno specchio.
Ogni giorno nei miei volti dipinti rivedo me stesso e, sono ogni volta diverso.
Riservo un piacere privato nella loro realizzazione: li vedo finiti, terminati in ogni dettaglio e poi con pochi gesti creo la distruzione, la deturpazione, la mutilazione che mi rende unico spettatore di quel che era, un volto perfetto.
Questa è la mia principale ricerca che definisco “Assenze”.
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C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?
La ricerca sulle pagine di vecchi testi mi è particolarmente cara.
Tutto nasce dall’oggetto, da pagine cariche di anni e di persone che le hanno sfogliate, stropicciate, vissute.
Le scelgo con cura, accostando non casuali graduazioni di colori, scelgo i testi ed associo un’immagine.
Il risultato finito deve per forza essere un tutt’uno, un divenire tra figurazione e parole stampate.
Qual’è il tuo rapporto con il mercato?
Condivido la mia produzione in Italia e all’estero.
Ho esposto in diverse gallerie in personali e collettive con ottimo riscontro di pubblico e critica del settore.
Amo spesso ripetere nel descrivere un mio lavoro, un mio volto espressionista figurativo, che voglio che “sembri vivo” e non una fotografia.
 
Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?
L’arte è un sogno a prescindere ed esserne parte o fautore è già un traguardo.
Il mio personale consiglio è quello di trovare in se stesso, il tratto distintivo, essere riconoscibile e “donare” se stesso, agli altri.
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Francesco Cogoni.

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