Intervista a Paola Corrias

Quando e come nasce il tuo percorso artistico?

Il mio percorso artistico nasce a cavallo tra i due secoli quando mi chiusi nella cameretta e iniziai a dipingere l’armadio e il comodino, all’insaputa dei miei genitori.

Credo che sia partito tutto da li.

Il primo approccio con la fotografia risale al 2011, quando mi occupavo di recensioni e reportage su concerti a Cagliari.

Avevo una compattina e una reflex digitale con obiettivo 18-55, non sempre adatto in questi contesti.

Ho passato momenti di panico!

Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

Per un lungo periodo ho solo sperimentato a ruota libera, poco incuriosita dal mondo la fuori.

Con gli anni le influenze sono cresciute, la frontiera si è spostata.

Gli input sono arrivati, e arrivano tutt’ora, da diversi mezzi espressivi: il cinema, la letteratura, la musica, i sogni, le chiacchierate con gli altri, gli studi in architettura.

Gaspar Noè, Brian De Palma, Nicolas Winding Refn, Franco Battiato (tra letteratura e musica) e John Frusciante, le monete di rame e il mare in una tempesta onirica, le persone che non posso citare e i loro segreti più integri, Otto Wagner, le case popolari e Alvaro Siza.

Cosa cerchi attraverso l’arte della fotografia?

Cerco di oltrepassare la patina, scavare un po’ fino ad arrivare al mondo alternativo.

Lo ricerco definendolo per parti.

Il medium talvolta è il corpo, il paesaggio, oppure il sogno/incubo, grande componente nella mia ricerca nonostante non appaia esplicitamente.

C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?

Si, la ricerca attuale.

E’ in corso uno sdoppiamento: a sinistra la fotografia analogica e il rifugio della camera oscura, a destra la manipolazione più estrema delle immagini con programmi di grafica e progettazione.

Vanno avanti insieme, come faccio?

Non scelgo.

Sono due modi differenti per alterare la realtà enfatizzandone alcuni aspetti ineludibili.

Un progetto iniziato tanti anni fa ma mai uscito è Optical, è ancora work in progress.

Qual è il tuo rapporto con il mercato?

Non ho mai cercato un rapporto con il mercato, sono ancora presa dalla sperimentazione compulsiva.

Qualche volta ha bussato alla porta, ma, facendo una media, il rapporto con Mister Mercato si può definire ASSENTE.

Cosa consiglieresti ad un giovane che vorrebbe vivere di quest’arte?

Di convogliare tutte le energie per arrivare all’obiettivo.

In pochi riescono, forse i più temerari.

Consiglierei un melange di caparbietà, umiltà, autostima q. b., volontà di combattere.

E avere sempre un piano B per i momenti no.

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Francesco Cogoni.

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