INTERVISTA A OSCAR PIOVOSI

Quando e come nasce il tuo percorso artistico?

Ho iniziato a dipingere da autodidatta e anche successivamente non ho mai frequentato corsi di pittura.

Era il 1974, un giorno mio padre mi disse “perché non fai due quadri da mettere nella parete in sala?” Lui sapeva che avrei potuto fare qualcosa. Avevamo traslocato in una nuova casa e le pareti erano spoglie, comperai l’occorrente e mi misi a dipingere copiando due paesaggi da una rivista.

Ci presi gusto e così continuai riproducendo paesaggi e oggetti dal vero fino a quando provai la figura umana (i miei genitori mentre giocano a carte) che, fino a quel momento, pensavo fosse una cosa molto ardua da realizzare ma che scoprii più facile del previsto e alquanto stimolante.

 

Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

Da sempre Guttuso…, ma prima di lui le immagini che raccontavano la storia nei libri delle elementari, mi piacevano un sacco.

Ho sempre amato viaggiare e ricordo che quando da bambino attraversavo con mia madre di sera il ponte sul fiume del mio paese, in lontananza vedevo le luci di un luogo lontano.

Ero affascinato da quel bagliore misterioso e a poco a poco, è nata in me la curiosità di andare a scoprire cosa ci fosse laggiù.

In seguito, avvicinandomi all’arte, il tema del viaggio è prevalso in maniera naturale rievocando su tela, inconsapevolmente e non, il mio vissuto personale, da viaggiatore per necessità o per piacere.

Nel 2006, dopo un  lungo periodo di inattività artistica causata da impegni di lavoro, ripresi a dipingere stimolato dalla frequentazione, nei suoi ultimi anni di vita, dell’artista e amico Andrea Acerbi.

 

Cosa cerchi attraverso l’arte?

Il piacere del fare.

La soddisfazione personale di potermi esprimere mettendo su tela un pensiero, un’idea, un ricordo o il presente.

C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?

Le mie ultime ricerche sono raccolte in quattro serie intitolate: “ViaggiaMente”, “Up”, “Phone and… Distanze” e “Informale”.

-“ViaggiaMente”, ovviamente dedicata al tema del viaggio, mi piace presentarla con una frase dell’amico prof. Franco Canova, critico d’arte: “Siamo con l’artista ‘in viaggio’ con lui, in quel film che l’esistenza umana ci offre ad ogni istante.” 

-Per la serie “UP”, dove raffiguro persone che salgono scale o semplicemente guardano e additano in alto, vorrei citare una frase di Bob Marley: “ Se esprimi un desiderio è perché vedi cadere una stella, se vedi cadere una stella è perché guardi il cielo, e se guardi il cielo, è perché credi ancora in qualcosa…”

-“Phon and… Distanze”, è dove pongo l’attenzione a quanto ci ha cambiato la vita il cellulare. In bene, ma soprattutto in male.

-La serie “Informale” invece, è un percorso dove, temporaneamente, abbandono il figurativo e la mano, lasciandola alla libertà del gesto.

 

Qual’è il tuo rapporto con il mercato?

Pessimo, non mi so vendere.

Ma non me la prendo.

Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?

Non posso dare consigli.

Per vivere ho sempre lavorato dipingendo nei momenti che ritagliavo dalla mia attività professionale.

Contatti :

E-mail: [email protected]

Sito web: www.oscarpiovosi.it

Pagina facebook: www.facebook.com/oscarpiovosi.paintings

Francesco Cogoni.

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