INTERVISTA A MICHELE MEREU

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Quando nasce il tuo percorso artistico?
Agli inizi degli 60’, quando nella scheda di valutazione finale delle scuole elementari, scrivendo il giudizio sul mio rendimento scolastico, indicarono la mia strada: elemento con lacune nella lingua Italiana ma dotato nelle manifestazioni di senso artistico di cui se ne consiglia il percorso di studi.
Ecco, il quel momento (la cosa mi fa sorridere) mi sentivo artista.
Poi, strada facendo, ho avuto modo di ridimensionarmi, di rivedere il concetto del fare arte, trasformandone il modo e il senso. 
Quali artisti hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?
Da giovane ero praticamente innamorato della luce e dei colori dei pittori Impressionisti e dei Macchiaioli, del loro modo di dipingere di getto disegnando con il colore, questo rispecchiava il mio modo di vivere la pittura, praticamente perfetta per dipingere i paesaggi del nostro Sinis.
Già da allora, comunque, si intravedeva la mia insofferenza nella ripetizione e per sopperire a ciò, nella stessa mostra, esponevo diverse tecniche di pittura con soggetti sempre diversi.
Ora, vista la grande informazione che ci viene offerta dai media, posso rimanere colpito da uno dei tanti bravi artisti “perfetti sconosciuti”, capaci di trasmettermi input positivi; in fondo siamo tutti dei “copioni”, bisogna solo saperlo fare.
La creatività e la bravura degli altri non mi provoca invidia, ma al contrario mi servono da stimolo per accrescere la mia.
Cosa cerchi in arte?
Di soddisfare in primis me stesso, successivamente gli altri.
Mi reputo un poliedrico, distante dai cliché, volutamente lavoro in maniera incoerente, senza fare distinzione tra i diversi linguaggi espressivi.
Concentro il mio fare sull’interpretazione della contemporaneità: il mio lavoro, che sia pittorico, fotografico o installativo, nasce da riflessioni e indagini di situazioni “reali” e “irreali”.
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C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?
Mi preme parlare, in particolare, più che del mio percorso artistico, del mio ruolo come ideatore e curatore di eventi di arte contemporanea portata avanti con l’associazione Askòsarte: avventura artistica vissuta con Chiara Schirru con cui, complici l’unione di desideri e le competenze, ho realizzato molteplici eventi di arte contemporanea.
La collaborazione è un must del nostro tempo.
E l’incontro con lei è stato determinante per dare vita, prima a un’associazione no profit, che si chiama Askosarte e che ci ha permesso di rapportarci anche con le Istituzioni, e poi del pool artistico “Progetto Askòs”, con cui agiamo quando condividiamo un progetto visivo.
Una cosa l’abbiamo capita subito.
Avevamo fretta, volevamo uno spazio espositivo sempre pronto ad accogliere idee, uno spazio dove poter agire in piena indipendenza.
Abbiamo sempre creduto nell’assoluto bisogno di libertà dell’arte che rifugge cliché e confini troppo angusti ed è così che è nato il Project Space di Solarussa, sempre pronto per ospitare le idee dal giorno alla notte, prima che queste perdano la loro forza iniziale.
Intenzionalmente trasversale ai luoghi istituzionalizzati per l’arte, casa nostra, ripulita e adattata a spazio espositivo, è diventata luogo protetto per gli artisti che insieme alla loro arte portano sé stessi e la loro intimità.
Ma lo spazio, anche se importante, non è imprescindibile.
Prova ne sia il fatto che le nostre mostre sono state realizzate con il coinvolgimento di numerosi artisti, anche in altre location.
La sfida era, semmai, riuscire a creare degli happening al di fuori dei soliti percorsi dell’arte, e dunque, dalle sedi deputate per ospitarli.
Perciò abbiamo utilizzato le torri costiere di Torre Grande, di San Giovanni di Sinis, la stazione ferroviaria di Solarussa, case padronali come Casa Sanna, ecc.
Il Web ci ha offerto uno strumento fondamentale per le relazioni che intessiamo ogni giorno, sia attraverso il sito, il blog e attraverso fb.
Usato creativamente è una potenza per la comunicazione, ci ha dato modo di ospitare in periferia molti artisti che agiscono anche su canali più noti (non parlo solo di valore artistico, ma di visibilità)
Qual è il tuo rapporto con il mercato?
Non ho rapporto con il mercato dell’arte, non ho memoria di un mio ultimo quadro venduto, ricordo solo degli scambi con altri artisti, regali per matrimoni ecc.
Mi reputo in qualche modo un privilegiato, in quanto la mia situazione economica, con un stipendio fisso, mi lascia del tutto libero nella creatività e soprattutto non mi dà il bisogno impellente di realizzare economicamente.
Cosa consiglieresti ad un artista che volesse vivere d’arte?
Non ho consigli da elargire ai futuri artisti, è una questione troppo personale e le risposte non credo di possederle perché ci sono tanti percorsi, uno diverso dall’altro, e ognuno merita rispetto.
L’unica cosa che mi sento di dire è quella di cercare di essere onesti con se stessi a prescindere dall’arte.
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Sito di riferimento: www.askosarte.it 
Francesco Cogoni.

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