INTERVISTA A MEDARDO CARLO BUZZI

Carlo Buzzi

Maxi affissione, Milano, 8 impianti dal 15/1/2015 per 10 giorni. Via Patroclo angolo Via Ippodromo (4×8 m) / Via Forze Armate c/o Billa (4×8 m) / Via Alfonso Gatto angolo Viale Forlanini (5×10 m) / Via Achille fronte Ippodromo (3×6 m) / Via Federico Tesio (3×6 m) / Piazzale Stadio (3×6 m) / Via San Glicerio / Fulvio testi (3×6 m) / Via Ettore Majorana (3×6 m)

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Carlo Buzzi Pubblica affissione, Busto Arsizio [va], 100 manifesti formato 100×70 cm, esposti dal 5/12/1992 per 5 giorni.

Quando e come nasce il tuo percorso artistico?

Partendo dalla pittura, intorno al 1985, in pochi anni sono approdato alle elaborazioni che hanno poi contraddistinto i venticinque anni successivi.

Se ancora ha un senso un affermazione del genere, aggiungiamo che rientro nella categoria degli “autodidatti”.

Quali artisti hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

Ricordo la scintilla fu un’esposizione di Edward Munch che visitai a Milano, appunto, nei primi anni ’80.
Evidentemente, per ciò che contraddistingue la mie operazioni in ambito pubblico, le influenze principali sono da individuare nell’ambito dell’arte concettuale.
Credo, comunque, di aver mutuato la mia “visione del mondo” – espressa con evidenza nelle mie prime opere dove accostavo oggetti di uso quotidiano a “nomi” di artisti di grande aura – da letture di testi filosofici.

Cosa cerchi in arte?

Non derivando da studi specifici, vuoi licei artistici, accademia d’arte, credo che attraverso la formula espressiva io abbia cercato di affermare, come dicevo prima, una “visione” maturata da ricerche di carattere “esistenziale” che ho condotto in ambiti extra artistici. Dunque possiamo dire che in “arte” in non ho “cercato”, ho “cercato” altrove.

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Carlo Buzzi Pubblica affissione, Gallarate [va], 100 manifesti formato 100×70 cm, esposti dal 12/12/1994 per 10 giorni.

C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?

Vorrei porre l’attenzione su alcuni aspetti della mia “operazione”, non immediatamente evidenti, che rappresentano dei cardini imprescindibili se si vuole capire cosa (e come) ho tentato di fare.
Stiamo parlando di interventi nel contesto urbano realizzati utilizzando il comune poster tipografico diffuso attraverso il circuito delle pubbliche affissioni.
Le affissioni sono del tutto regolari, ovverosia io pago gli spazi come una qualsiasi azienda o associazione che li voglia veicolare un determinato messaggi. Ciò rappresenta anche una precisa presa di posizione rispetto ad operazioni – condotte invece in maniera abusiva – da artisti contemporanei o storici (qui con riferimento particolare agli anni ’70).
Il numero di manifesti che vado a far collocare è sempre significativo, di certo comparabile – per diffusione – a quello che potrebbe mettere in programmazione un’azienda nella pianificazione di una campagna pubblicitaria.
Altro aspetto che mi piace sottolineare è la “sistematicità” della mia operazione, condotta sempre in quell’ambito per oltre vent’anni. Alla base, e in complicità, la maturazione di quella che io definisco “coscienza della strada” da opporre e contrapporre a quelle con sono iniziative ed esperienze, nell’ambito dell’arte pubblica, condotte in maniera del tutto estemporanea (per volontà soprattutto dell’apparato critica).

Qual’è il tuo rapporto con il mercato?

Questa è una domanda particolarmente interessante! Fin dall’inizio è parte della mia operazione la fase di “formalizzazione” della stessa.

L’operazione realizzata nella strada viene, appunto, formalizzata, in un momento successivo tramite la realizzazione di documentazione fotografica e con la raccolta “reperti” (manifesti strappati).

Il tutto viene rigorosamente catalogato ed inserito nel mio sito che esiste dal 1995.

Quindi abbiamo un controllo piuttosto preciso sull’operazione e sulle opere stesse che vengono catalogate con tanto di codice (diciamo che già esiste un “catalogo ragionato” sempre in aggiornamento senza che venga atteso il mio decesso quindi!).

Queste aspetti di “professionalità” e controllo della produzione dovrebbero, a ragion di logica, rappresentare un valore aggiunto ben spendibile sul “mercato”.

Probabilmente (il “mercato”), invece, è più interessato a manovre di tipo “politico” e a sotterfugi di varia natura piuttosto che alla chiarezza e alla serietà.

Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?

La prima cosa che mi viene in mente è di consigliarli, anche con una certa dose di ironia, di nascere quantomeno in una famiglia benestante!

Mi pare che, in un contemporaneo che ha perso memorie storiche e autorevolezza critica, la possibilità di “vivere d’arte” sia più legata alle contingenze sociali che a determinazioni legate alla qualità delle opere.

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Carlo Buzzi Pubblica affissione, Venezia e Isole, 150 manifesti formato 100×70 cm, esposti dal 2/6/1995 per 15 giorni.

Web
http://www.carlobuzzi.it/
http://www.artistapubblico.it/

Francesco Cogoni.

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