INTERVISTA A MASSIMILIANO VACCA

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Quando e come nasce il tuo percorso artistico?

Diciamo nel 1998 quando tutta la famiglia tranne mia moglie, fu colta da varicella, e per superare la quarantena ed impegnare i bambini, mi misi a disegnare, ritagliare forme di carta, e poi un illuminazione, poiché appassionato di maschere, ed odontotecnico di professione, pensai di realizzarne una piccola, inventando una tecnica tutta mia.

Questa riuscì ed io fui molto contento, soddisfatto a tal punto che pensai realizzarne una da indossare.

Da quel momento cominciai a creare maschere in Das di varie forme e colori tutte di mia fantasia.

Poi nel 2000 un mio carissimo amico e pittore mi coinvolse in una mostra bipersonale, la prima di una lunga serie assieme a lui.

Quali artisti hanno influenzato il tuo lavoro?

Come avrai notato nasco autodidatta, ma senza pensare neanche lontanamente che un giorno avrei avuto questi risvolti, però per dirla tutta pian piano la voglia di esprimermi mi ha portato ad osservare sia i maestri mascheraio isolani, che i grandi scultori del passato, vedi Michelangelo, Donatello, Canova, tutto questo interpretando col mio modo di vedere le cose e sopratutto usando un materiale forse criticabile, ma comunque è quello che mi permette di esprimermi…il Das!

Cosa cerchi in arte?

Bella domanda…

Cerco di comunicare, di trasmettere le mie fantasie talvolta con la stessa voglia di giocare di un bambino, ma anche le mie paure, le mie ansie, i miei umori.

Cerco di trasportare le persone in un mondo surreale fatto di sogni e sensazioni, dove il male lo sconfiggi, girando pagina, o spostando lo sguardo o cambiando maschera.

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C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?

La ricerca mi ha permesso di attraversare diversi periodi, più o meno interessanti, ognuno di essi mi ha portato un risultato e comunque ad una crescita, però dove mi capita di tornare spesso è la ricerca delle tradizioni, in particolare dei miti e leggende della nostra terra.

Ho creato la maschera del folletto delle sette berrette (Pundacciu), ma anche quelle di tre Janas, con le quali ho voluto omaggiare, Chiara Vigo, Dolores Turchi e Maria Lai dandole i loro nomi.

Qual’ è il tuo rapporto con il mercato?

Penso che in questo momento storico il mercato sia stagnante come in altri settori, noi produciamo dei beni che non sono di vitale importanza, ma di lusso, per cui o riesci ad entrare in un mercato formato da persone facoltose o continui col tuo lavoro e la tua ricerca, per il piacere della tua anima.

Cosa consigli e resti ad un artista che vorrebbe vivere d’ arte?

Chi vuole vivere d’ arte, deve credere nel suo sogno, come qualunque altro mestiere, sbattersi, non mollare e non svendersi mai.

I sogni sono preziosi, come le emozioni, non bisogna cadere in trappole e neanche scendere a compromessi.

I sogni vanno coltivati.

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Francesco Cogoni.