Intervista a Massimiliano Usai

Quando e come nasce il tuo percorso artistico?

Non ricordo un solo giorno della mia infanzia senza colori e fogli a disposizione per creare qualcosa di personale.

Ho sempre cercato di “produrre” con le mani fin da piccolo, che fossero origami, disegni o piccole costruzioni.

Con l’adolescenza mi sono accostato allo studio delle lingue straniere e in seguito all’Università ho seguito un percorso più teorico legato alla Conservazione dei beni Culturali.

Il disegno e la pittura da autodidatta li ho accantonati per lungo tempo per lavorare in una sartoria underground verso la fine degli anni ’90 e nel design per aziende di moda nell’interland bolognese nei primi anni 2000 (bigiotteria, design e borse), coltivando sempre però l’interesse e l’uso della fotografia come mezzo espressivo collaterale alle arti decorative e di progettazione.

Insomma il mio motto è sempre stato “eclettismo e sperimentazione”.

Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo percorso?

Per quanto concerne la fotografia ho sempre subito la fascinazione di F. Woodman, N. Goldin, J. Saudek e R. Mapplethorpe, per citarne alcuni molto noti; amo la paesaggistica romantica, l’art brut, Rotella, Bacon, il nuovo Realismo, ma faccio fatica a ricondurre le mie influenze visive solo ad alcuni pittori, troppi ne ho amato e ancora oggi ne scorgo alcuni davvero validissimi e intensi soprattutto nell’illustrazione o nella street art.

Sicuramente trasferirmi a quasi 40 anni dalla città (Bologna) in montagna (Appennino tosco-emiliano) dopo una giovinezza turbolenta, variopinta e ricca di incontri fondamentali per il mio gusto, mi ha cambiato profondamente.

Ho sentito nuovamente l’urgenza di creare qualcosa di personale che fosse in sintonia con il mio stato interiore e al tempo stesso con l’ambiente circostante.

Cosa cerchi attraverso la forma d’arte che utilizzi?

Una forma di bellezza, condividere amore per le cose che vedo e le persone con cui entro in contatto, empatia con la natura che mi ha accolto e talvolta respinto e dare respiro a quell’urgenza imprescindibile da me, che è l’espressione visiva del mio mondo interiore.

C’è una parte nella tua ricerca artistica di cui vorresti parlare in particolare?

Il mio ultimo progetto si chiama “Di legno e di cenere”, lavori su base lignea dove pittura e fotografia si mescolano assieme, analogico e digitale si fondono ai pigmenti naturali e alla cenere in un racconto continuo dove morte e rinascita parlano la lingua alchemica della terra affascinante dove ho scelto di vivere ( a due passi dalla Rocchetta Mattei…).

“Di legno e di cenere” è anche il nome dell’ultimo disco del cantautore Roberto Vitale, con cui collaboro strettamente e rientra in un progetto più ampio dove musica ed esperienza visiva si intrecciano per dare respiro continuo alla memoria di questi luoghi incantati tra le montagne.

Per lui ho recentemente curato la regia del suo ultimo video “Settembre” cimentandomi in questa esperienza nuova e stimolante (https://www.youtube.com/watch?v=s121uE4-Ga0).

Insieme a Roberto gestiamo una piccola ma significativa esperienza laboratoriale nata poco mesi fa presso Ponte di Riola (Grizzana Morandi): Spazio Omniae, il mio atelier che come recita il nome raccoglie un po’ di tutto; fotografia combinata a pittura non solo mia, ma anche di altre personalità artistiche dell’appennino bolognese ( si è appena conclusa la collettiva fotografica Percorsi: Per Corpi ) oltre a incursioni nel design, nella poesia e nella musica.

Qual è il tuo rapporto con il mercato?

Imbarazzante… a tratti difficile, emotivamente difficile da gestire.

Non amo vendere quello che realizzo o meglio non mi trovo a mio agio con la monetizzazione del mio lavoro, preferisco farlo con quello dei miei colleghi se c’è l’occasione che lo consente.

Diciamo che essendo piuttosto libero e svincolato da gallerie e quindi da logiche di mercato, mi vivo il tutto con molta più libertà.

Al momento la mia impellenza è quella di essere onesto con la mia ricerca, anche se non bisogna sottovalutare mai l’attribuzione di un valore del proprio operato.

Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?

Passione, ricerca, perseveranza e una buona comunicazione.

Un discorso poetico coerente ma non troppo (si rischia di rimanere ingabbiati a mio avviso nella propria storia d’artista) e mettersi in rete con altre persone del settore.

Massimiliano Usai

mail: [email protected]

Pagina fb: https://www.facebook.com/arslabor76

Francesco Cogoni.

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