Intervista a Mariella Costa

Quando e come nasce il tuo percorso artistico?
Il mio percorso artistico è nato con me, ho sempre sentito l’esigenza intima di creare, di dare un volto alla mia anima.
Ho sempre dipinto e creato oggetti particolari.

Dopotutto artisti si nasce, le tecniche si possono insegnare, la creatività no.
Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro? 

Il mio percorso artistico è stato una sorta di cammino che mi ha portato ad un’evoluzione lenta, ma decisa: dalla pittura, alla ceramica, alla vetrofusione, fino al modellato in argilla.
L’incontro quasi casuale con uno scultore su pietra ha stravolto la mia vita, i
l maestro Saverio Coluccio, ha notato le mie potenzialità e mi ha spronata a lavorare anche materie pesanti quali la pietra, il marmo e il durissimo granito.
Mi trovavo in un momento particolare della mia vita, stavo per chiudere la mia azienda operante nel settore dell’edilizia.
La crisi economica stava spazzando via tante aziende e con esse anche la mia, nella quale avevo investito tutte le mie energie.
Crisi personale, oltre che lavorativa quindi.
La scultura è entrata di prepotenza nella mia vita, aprendomi orizzonti imprevisti.
Con energia nuova sono passata dalle esposizioni locali alle mostre in giro per il mondo.
Mi piacerebbe scrivere un libro sulla mia storia, per dare speranza.
Un punto non è mai una fine, può essere un punto e virgola, una pausa necessaria per ricominciare da un’altra parte con energia ritrovata.
Cosa cerchi attraverso la forma d’arte che utilizzi? 

Con la mia arte cerco di veicolare messaggi sociali.
L’arte è uno strumento perfetto per “urlare” anche temi scottanti e cercare di sensibilizzare soprattutto i giovani al rispetto verso le donne, i bambini, gli animali, l’ambiente; per dire no a qualsiasi tipo di violenza, alle guerre, al nucleare.
E’ per questo che sto lavorando ad un muro della non violenza.
Un lungo muro fatto di opere in cui la bellezza fa da sfondo a messaggi importanti.
Oltre al muro, ho realizzato alcune opere monumentali con temi forti quali la violenza sulle donne e delle installazioni sullo stesso tema a New York e a Boston.
C’è una parte nella tua ricerca artistica di cui vorresti parlare in particolare? 

Mi piacerebbe parlare della mia personale ricerca stilistica che mi ha portato al “Bitridimensionalismo”, sintesi tra pittura e scultura nella stessa opera, il passaggio dall’indefinito al definito, la necessità dell’uomo di migliorarsi costantemente, di mutare ed assumere nuove forme con le esperienze che inevitabilmente ci forgiano.
Oltre ad essere una sorta di memoria storica del passato, perché nonostante i puristi del marmo tendono a storcere il naso, le sculture di età Greco Romana erano coloratissime.
Mi piacerebbe parlare anche delle mie “ pietre preziose”, le straordinarie pietre della mia terra, la Calabria.
Pietre di una bellezza assoluta, dalle più svariate cromie e gradi di durezza, materia straordinaria per le mie opere.
Durante la lavorazione della pietra locale sento quasi di entrare in contatto con l’origine della terra e dell’uomo stesso.
Qual è il tuo rapporto con il mercato?
Le mie opere riescono a suscitare emozioni e ad affascinare con le loro forme e i loro colori, per cui il rapporto con il mercato è buono.
Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?
Ad un artista che vuole vivere di arte consiglio di cercare l’originalità espressiva, la bellezza, la professionalità e la costanza.
“La goccia buca la roccia”.
I risultati prima o poi arrivano.

Francesco Cogoni.