INTERVISTA A MARIA FRANCESCA ANGIUS

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Quando e come nasce il tuo percorso artistico?
Il mio percorso artistico nasce dalla musica.
Anni di Conservatorio e lezioni in cui ho cercato di imparare a visualizzare il linguaggio musicale, riportare i suoni sullo spartito e viceversa.
A un certo punto della mia vita ho capito che la musica mi piaceva più ascoltarla per divertimento e passione che farla io stessa, quindi ho smesso di studiarla e ho cominciato a disegnare.
Ho sempre visto mio padre dipingere, trovavo la cosa affascinante, ma non sapevo quanto mi appartenesse.
Ho voluto mettermi alla prova iscrivendomi all’Artistico, già adulta, alla sezione serale.
Ho subito capito che era casa mia.
Sono stata fortunata a trovare degli insegnanti studenti, tra cui Annalisa Achenza, Giovanni Casu, e Caterina Lai, quest’ultima non nego di averla letteralmente copiata agli inizi.
Mi sono diplomata col massimo dei voti e con la passione per l’arte sempre crescente.
Finita la scuola ho cominciato a sperimentare materiali e tecniche diverse e contemporaneamente facevo le mie prime mostre collettive a Cagliari e Sassari.
Un incontro importante è stato quello con Italo Medda e Assunta Pittaluga.
Italo ha apprezzato il mio lavoro e ha cominciato a darmi dei consigli che credo di aver subito messo in pratica quando mi ha invitato a partecipare alla mia prima collettiva alla galleria G28, insieme a nomi importanti del panorama artistico sardo.
La collaborazione con Italo Medda continua ancora adesso, infatti sto preparando una quarta collettiva per la sua galleria.
Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?
Il rigore di Caterina Lai, adoro le sue ceramiche e in genere il suo lavoro; i segni di Maria Lai!
E in generale il suo modo di “giocare seriamente con l’arte.
Perché è proprio così… l’arte è il modo in cui la nostra parte bambina può esprimersi liberamente, e più liberamente si esprime, più vicino alla Verità arriva.
Cosa cerchi attraverso l’arte?
Ecco cosa cerco nell’arte, la libertà di essere me stessa fino in fondo.
Ma anche l’equilibrio interiore che mi regala fare i miei segni sulla carta.
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C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?
Da un po’ di tempo utilizzo la china su carta, questa tecnica mi permette di fare tantissimi studi, quasi un metodo Zen, fino a quando non trovo l’equilibrio tra forma e spazio che mi dia soddisfazione.
Questa soddisfazione la identifico con una particolare e riconoscibile pace interiore.
Ho detto di aver lasciato lo studio della musica, è vero, ma i segni e l’armonia musicale sono presenti nei miei lavori, posso dire di non aver mai abbandonato del tutto il linguaggio della musica.
Qual’è il tuo rapporto con il mercato?
Non ho rapporti col mercato dell’arte, Mi sembra ingiusto dire che non voglio avere rapporti col mercato, chiunque avrebbe piacere di vivere del proprio lavoro…
Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?
Non sono nessuno per dare consigli ai giovani artisti, posso solo dire ciò che è stato detto a me da Caterina Lai:
”Fai il tuo percorso, sperimenta, trova la tua strada, lavora tanto e bene.
Forse un giorno qualcuno si accorgerà del tuo lavoro e vorrà esporlo”.
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Francesco Cogoni.

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