INTERVISTA A MARI PHIL SCIALDONE

Quando e come nasce il tuo percorso artistico?

Ho frequentato il liceo scientifico Piero Martinetti di Caluso a indirizzo arte e design dove ho avuto la fortuna di incontrare insegnanti che hanno saputo tirare fuori il meglio di me.

È proprio al liceo che ho iniziato ad elaborare un mio linguaggio e ad intraprendere un percorso artistico sviluppando un particolare interesse per le tecniche grafico pittoriche.

Tutto è cominciato con i ritratti dei miei compagni di classe.

Poi la questione si è evoluta quando è nato il mio interesse per la simbologia degli animali totem.

Nei miei ritratti surreali pongo attenzione sull’espressione e sull’individualità del soggetto associandolo spesso a particolari elementi o animali.

Il mio percorso continua attualmente all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, dove approfondisco la pittura a olio.

La mia arte si può suddividere in due filoni: la pittura a olio e l’acquerello ed entrambi sono in continua sperimentazione.

Il punto di partenza di ogni mia composizione è sempre la fotografia.

Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

In seguito alla perdita di una persona a me molto vicina il mio lavoro ha subito un’evoluzione, giungendo ad una maggiore sintesi.

Le persone che concorrono ad influenzare il mio percorso sono sicuramente le mie amicizie del cuore e la mia famiglia.

Considero il mio sketchbook alla stregua di un album di famiglia.

Gli artisti che hanno stimolato la mia sperimentazione sono Camilla D’Errico, Agnes-Cecile e Marco Mazzoni.

Cosa cerchi attraverso l’arte?

Il motivo per cui ho scelto di trattare l’argomento della ritrattistica risiede nelle mie continue riflessioni sul tema dell’apparenza e del riconoscimento di sé, dell’autoanalisi e sul modo in cui è possibile definire se stessi, anche attraverso gli occhi degli altri.

Quella dell’autoritratto e del ritratto è un’arte estremamente interessante e affascinante: rappresenta il tentativo di catturare l’inafferrabile, cioè l’essenza dell’Io.

Infatti io possiedo un volto, ma non sono semplicemente un volto.

Dietro c’è una mente che guarda senza essere vista.

Questo volto, che voi vedete ma che io non vedo, è un mezzo con cui esprimo parte di ciò che sono.

Allo specchio il mio volto sembra possedermi, affrontarmi.

Io posso scegliere di affrontare il mio volto studiando il modo in cui definisce il mio essere.

C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?

Una parte della mia ricerca di cui vorrei parlare in particolare è appunto quella che riguarda l’autoritratto.

Si tratta di un’arte a sé, basata sull’introspezione.

Vi è un che di inquietante nella furtiva esplorazione del confine che separa chi guarda da chi è guardato.

Ciò che mi affascina dell’autoritratto è il fatto che l’autoritrattista acquisisce un triplice ruolo in quanto è allo stesso tempo autore, soggetto e osservatore.

Inoltre ogni autoritratto è una sorta di performance, perché il nostro agire è sempre mediato da ciò che vogliamo che gli altri vedano di noi.

Si tratta di dare un volto alla nostra identità, di dare visibilità alla molteplicità delle proprie maschere, di autovivisezionarsi e condurre un’inchiesta negli strati più profondi del proprio essere.

Qual’è il tuo rapporto con il mercato?

Finora ho partecipato a mostre in alcuni locali di Torino e provincia,come Km5, Camping Bar, Rough Dive Bar e XXL Cafè.

Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?

Ciò che consiglierei ad un artista che vuole vivere d’arte è di costruire un proprio percorso personale al di là delle mode e dei condizionamenti, di studiare l’arte e supportare gli altri artisti viventi.

pagina facebook: https://www.facebook.com/MariPhilScialdone/

Francesco Cogoni.

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