INTERVISTA A LUCIO VALERIO PINI

Quando e come nasce il tuo percorso artistico-fotografico?

Nel 1988 “incontrai” le foto di Franco Fontana e rimasi folgorato.

Come si potevano ottenere colori così carichi e inquadrature che sono
sotto gli occhi di tutti ma che io non vedevo.

Più tardi conobbi di persona Franco che mi insegnò a “guardare”.

Conobbi di persona molti Maestri della foto, più rigorosi alcuni, più
creativi altri.

Ho preso un po’ da uno e un po’ da altri.

Ho letto molto di foto.

Ho frequentato mostre.

Quali artisti hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

Sicuramente Franco Fontana, poi Ernst Haas, Nino Migliori
i Futuristi, Robert Rauschenberg.

Cosa cerchi di cogliere ed esprimere attraverso la tua arte?

Perché adoro questa vecchia arte rinnovata, che mi consente di
esprimermi con libertà, creatività e fantasia.

Con apparente semplicità metto insieme tagli e ritagli di immagini mie o
altrui.

I miei lavori sono all’insegna del sogno, del colore, della fantasia,
dell’immaginazione e della creatività.

Non ho mai nulla di predefinito, di progettuale.

Mi lascio prendere dall’istinto.

Metto qualche spruzzo di colore qua e là e fisso sulla carta sogni,
memorie e sentimenti.

Il risultato è un fantastico mondo di segni e forme, solo apparentemente caotiche.

I diversi elementi che si sovrappongono, si mescolano e si incontrano
danno vita a immagini inconsuete.

Cerco di dare corpo ad una realtà inesistente, appartenente ad un mondo fantastico, onirico e poetico, cerco di evitare i luoghi della certezza poiché ritengo che tra il certo e l’irrealtà ci sia un illusorio probabile.

Principalmente sono i sogni e la fantasia a darmi l’ispirazione.

Le segrete stanze della mia fantasia sono composte di specchi appesi su
pareti sghembe difficili da utilizzare ma con l’immaginazione trovo
sempre spazi addosso a questi muri su cui appendere memos e ritagli di
sensazioni da ricomporre poi in nuove immagini per altre stanze, segrete o aperte al mondo.

Sono un visionario sempre alla ricerca di strumenti e soluzioni che
risolvano la mia volontà espressiva.

Un capriccio di forme che va visto con i sensi ma anche con l’immaginazione.

Cerco di dare un mondo di emozioni agli occhi di chi guarda.
Un gioco?

Forse o forse no.

C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?

Quanto a questa domanda rispondo con ciò che scrissi di me stesso nel
2002.
APPUNTI SU LUCIO VALERIO PINI:

L’apparente irrealtà delle immagini di Lucio Valerio Pini, inizialmente,
spingerebbe a pensare ad un lavoro di ricerca essenzialmente pittorico
ed il ricorso al computer o al collage per realizzarle, solo come mezzo
contingente.

Il fatto che si tratti del contrario mette in luce l’elemento più interessante della sua ricerca creativa che è tanto psicologica quanto estetica.

Ci si trova, infatti, davanti ad un approfondimento di quel desiderio
naturale nell’essere umano di sottrarre la realtà alla corruzione del
tempo che avanza inesorabilmente.

Essenzialmente Lucio Valerio Pini è un fotografo ma egli fa seguire alle
sue foto un destino di manipolazione, di alterazione, di sottrazione del
vero.
Egli desidera sollevare la foto dalla sua proprietà specifica di catturare la realtà per trasportarla nel regno della fantasia, del sogno e della creatività.

Egli desidera rappresentare storie di un mondo alternativo alla realtà,
impossibile ma praticabile.
Lucio Valerio Pini sostiene che tra il reale e l’impossibile esiste una
meravigliosa nicchia che si chiama il probabile.
Ed il probabile si trova nel regno dei sogni.
Questa convinzione è una delle prerogativa dell’arte, di ogni creazione
artistica.
Attraverso l’utilizzo della macchina fotografica e successivamente
mediante l’uso del computer egli sostituisce l’universo conosciuto con
un universo suo fatto di altri segni e di altri colori.
Il computer gli fornisce un sconfinata  gamma di possibilità di
stravolgere la reale composizione della fotografia da lui ripresa e
crearne un’ altra diversa da sé.
Egli può sconvolgere i rapporti cromatici che sarebbe legittimo aspettarsi.
Egli può inserire nella foto originale altre immagini che in qualche
modo abbiano attinenza, anche vaga, con il soggetto principale.
Spesso lascia la macchina fotografica e con carta, forbici e colla si
avventura, con le stesse modalità operative e con gli stessi obbiettivi
fantasiosi, a realizzare collage.
Egli può trasportare il soggetto fotografato in un luogo, in luoghi
diversi da quelli in cui è stato ripreso collocandolo in spazi e tempi
magari antitetici tra loro.
Il soggetto di partenza è sempre la figura della donna nelle sue
infinite modalità di essere e di apparire.

Lucio Valerio Pini desidera rappresentare così le donne che ha
incontrato, quelle che ha conosciuto, quelle che non ha conosciuto e
quelle che non ha potuto conoscere ma che avrebbe voluto conoscere.

LVP ottobre 2002

Qual’è il tuo rapporto con il mercato?

Ho avuto solo due esperienze di mercato, una vendita di foto durante
una mia mostra a Roma e la pubblicazione di un libro di foto riguardante Roma per la casa editrice Editalia.

E’ estremamente difficile proporre foto da pubblicare.

A mio giudizio il mercato è molto ristretto.

Se non hai un nome non puoi nulla, non varchi la soglia di una redazione.

Una volta un editore a cui proponevo miei lavori da pubblicare mi
rispose così “Vede, se Lei mi proponesse -La Marianna la va in campagna- e Lei fosse Vittorio Sgarbi, le anticiperei 50 milioni di lire (ancora c’erano)”.

Cosa consiglieresti ad artista che vorrebbe vivere di quest’arte?

Artisti ce ne sono moltissimi, tanti, troppi, bravi, bravissimi che
non vendono.

La foto, a mio parere, non ha un gran mercato.

Posso solo suggerire ai tanti che vorrebbero emergere, gambe in spalla,
bussare a tante porte, navigare su Internet, proporsi su Internet, per
cercare occasioni, cercarle all’estero più aperto più disposto ad
ascoltarti.

Faccio alcuni esempi.

Un cinese che aveva visto i miei lavori così mi scrisse (in inglese)
“Ho visto i suoi lavori, non li capisco ma mi piacciono… e mi pubblicò
on-line”
Un greco entusiasta mi pubblicò su rivista cartacea ma di soldi non parlò mai.

Per info e contatti lo si può trovare facilmente cercando il suo nome su google.

mail: [email protected]

Francesco Cogoni.