INTERVISTA A LUCA ROSSI

Nasce nell’aprile del 2009, nei giorni del terremoto all’Aquila.
Nasce molto istintivamente, come reazione ad un sistema dell’arte privo di un confronto critico vitale e con un ruolo di artista sempre più simile al “pollo in batteria”. 
Quali artisti hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?
Tino Sehgal, Santiago Sierra, Martin Creed, Marcel Duchamp, Andy Warhol.  
Cosa cerchi in arte?
Cerco una natura dell’opera d’arte più aderente al nostro presente, credo che l’arte possa essere una palestra per allenare la vista, intesa come “sentire” in senso ampio.  
C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?
La cosa che mi interessa di più è mantenere immobili opera, autore e spettatore.
Quindi una nuova idea di velocità, un nomadismo immobile.
L’opera avviene in un istante, minimizzando il tempo e le risorse necessarie. 
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Qual’è il tuo rapporto con il mercato?
Dopo 5 anni di lavoro (leggasi 15 anni) insieme a Enrico Morsiani, abbiamo ideato una linea di opera prêt-à-porter che possa proporsi nel mercato attraverso una nuova consapevolezza dell’opera e per l’opera (vedi qui) .
I prezzi sono contenuti il più possibile accettando che sia poi il pubblico a determinare il valore e quindi il prezzo.
Prima del 2014, e ancora adesso, nei progetti presentati nel blog, il mercato non può trovare qualcosa da vendere, perché la mostra e l’opera sono sempre dove ci troviamo…
come si può vendere qualcosa che la gente possiede già? 
 
Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?
Partire con questo desiderio significa finire a fare il vetrinista di lusso, una sorta di artigiano dell’arte moderna.
Quello che io chiamo “ikea evoluta”: ideare gingilli costosi per ricchi che devono arredare casa e farsi belli con gli amici il sabato sera.
Basta esserne consapevoli, a me questa cosa non interessa.
Non per disprezzo o per una sorta di lotta di classe, ma proprio perché sono cose che mi annoiano. 
Il mio consiglio è di fare tutt’altro, disobbedire a se stessi, se l’arte è il mio destino questa cosa salterà fuori sicuramente in modalità più interessanti che non “fare l’artista”. 
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Francesco Cogoni.
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