INTERVISTA A LORELLA COMI



Quando e come nasce il tuo percorso artistico-fotografico?

Inizio a giocare con la macchina fotografica (Diana) dalle elementari, avrò avuto 7/8 anni, nasco in una famiglia di appassionati di fotografia, i miei genitori scattavano entrambi, papà con una Rolleiflex biottica e mamma con una Zeiss Ikon (che ancora possiedo), in casa avevamo la camera oscura. 
Ho con la fotografia un rapporto di amore/odio, presa ed abbandonata diverse volte nell’arco della mia vita (ho 54 anni), ho comunque iniziato a praticarla un po più seriamente intorno ai vent’anni, frequentando lo studio di famiglia.

Quali artisti hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

Nessun artista ha influenzato il mio lavoro, non ho una formazione scolastica inerente all’arte, a casa leggevo spesso riviste di fotografia.
Da adulta ho sentito il bisogno di colmare questa lacuna ma non ne sono assillata.

Cosa cerchi di cogliere ed esprimere attraverso la tua arte e c’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?
Attualmente indago me stessa, i miei desideri, le paure, ecc
Le mie visioni sono sicuramente influenzate dalle mie letture filosofiche e psicanalitiche e dal mio vissuto, “Babilonia” è il mio ultimo progetto, attualmente esposto al Mas,Edu di Sassari.

Qual’è il tuo rapporto con il mercato?

A Sassari non credo esista un mercato, almeno non per quanto riguarda la fotografia artistica.

Cosa consiglieresti ad artista che vorrebbe vivere di quest’arte?

Sono l’ultima delle persone che potrebbe dare consiglio sul vivere di quest’arte.


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Francesco Cogoni.