Intervista a Lil Pin

Quando e come nasce il tuo percorso artistico-musicale?

Il mio percorso nasce da semplice ascoltatore.

Ho letteralmente divorato decine di dischi, e ciclicamente li rimetto su per ricordarmi cosa mi ha spinto a buttare giù le prime barre.

Quei momenti, quella vibrazione e quel bisogno quasi fisico di scrivere qualcosa che mi rappresentasse credo che mi abbiano reso una persona molto più profonda.

Se ora sono quel che sono lo devo in gran parte al rap, mi ha dato la possibilità di esprimermi come non avrei saputo fare in altro modo.

Quali persone, musicisti e episodi influenzano maggiormente il tuo lavoro?

Penso che nessun gruppo/artista mi abbia influenzato più dei Cypress Hill.

Ho passato intere giornate ad ascoltare solo dischi dei Cypress senza che la loro roba mi stancasse mai, neanche per un decimo di secondo.

Hanno dato il LA alla mia musica, il resto è nato dopo e non ho fatto altro che coltivarlo con i libri, con lo studio e con l’ascolto di altra musica.

Mai e poi mai smettere di essere in primis ascoltatori, questo è quello che ritengo più importante in assoluto.

Essere poi limitati al solo rap credo che non aiuti e non stimoli il rapper nella creazione e composizione dei pezzi, penso sia sempre meglio spaziare, non accontentarsi mai e cercare e ricercare nuova musica e nuove sonorità.

Il pezzo rap, strettamente inteso, non deve essere altro che la sintesi.

Cosa cerchi dalla musica e cosa vuoi dare attraverso lei?

La musica è prima di tutto comunicazione.

È il miglior modo di esprimersi a mio parere, schietto, veloce, diretto.

La musicalità è già di per se nelle parole, fa parte di noi, della nostra vita.

Io cerco questo nella musica, cerco me, la mia vita.

Per me la musica è sfogo, è divertimento, è arte e poesia, è voglia di ribellarsi.

Quella che faccio io in prima persona è la mia miglior cura e lo faccio più per me stesso che per altro…

Ma grazie a Dio ci sono artisti che lo fanno anche per me nonostante loro non lo sappiano, e di questo ne sono immensamente grato.

C’è una parte della tua ricerca musicale di cui vorresti parlare in particolare?

La mia ricerca si basa soprattutto sulla lettura; non riuscirei a scrivere senza leggere.

Abbatte i confini, stimola la fantasia e raffina la composizione della rima, chi legge si esprime meglio e dunque scrive meglio, senza dubbio.

Il mio obiettivo è sempre quello di creare un’immagine in particolare con le parole, mi piacerebbe che l’ascoltatore riuscisse sempre a immergersi in quell’atmosfera che le barre e la musica creano; spero di riuscire nell’intento.

Qual è il tuo rapporto con le case discografiche? che possibilità ci sono di emergere?

Non ho nessun rapporto con il mondo delle case discografiche, e penso che le cose non cambieranno.

Le major hanno un ruolo determinante nella musica e purtroppo non sempre positivo, in molti casi spremono gli artisti e ammazzano l’arte.

Posso dire solo che oggi il rap è la musica che va per la maggiore, i rappers sono i nuovi rockers, quindi non solo si può emergere con più facilità rispetto a un tempo, ma si può davvero fare qualcosa di molto grande.

Sta agli artisti capire e scegliere in quale misura si possa raggiungere un compromesso tra musica e mercato musicale.

In ogni caso l’una non esclude l’altro.

Cosa consiglieresti ad un musicista che vorrebbe vivere di quest’arte?

Gli consiglierei di essere sempre se stesso, e di non dimenticare mai quello che dicevo poc’anzi, quella vibrazione e quel bisogno quasi fisico che da ragazzino l’hanno spinto a prendere una penna in mano.

Il mercato musicale va e viene, la musica è parte di te ed è per sempre.

Contatti:

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Francesco Cogoni.

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