Intervista a Ielmo Cara

Quando e come nasce il tuo percorso artistico?

Ho sempre avuto una passione per il disegno.

Durante un lungo ricovero all’ospedale il dottore mi chiamava il pittore.

Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

Quando avevo 20 anni ho vissuto a Nuoro.

Ho visto le prime mostre di: Mario Ciusa, Delitala, ho conosciuto lo studioso Nuorese Raffaello Marchi e i pittori Ruiu e Pirisi e altri degli anni ’50.

Nei primi anni ’60 a Sassari Ho frequentato l’incisore Enrico Piras, (Nipote di Carmelo Floris), che mi ha incoraggiato per l’incisione.

In seguito ho conosciuto e frequentato i migliori artisti sardi come Pietro Mele Fantini, Lilianca Canu, e viaggiando ho visitato Musei e importanti Gallerie d’arte.

Roma, Firenze, Torino, Udine, Venezia.

Cosa cerchi attraverso la forma d’arte che utilizzi?

Incidendo su legno, linoleum e altri materiali ho iniziato a Sperimentare la tecnica del Monotipo, per anni ho cercato di interpretare il lavoro e le campagne del Sulcis.

C’è una parte nella tua ricerca artistica di cui vorresti parlare in particolare?

Ultimamente cerco altre forme d’arte capaci di esprimere i quei momenti e quelle visioni indefinite che io chiamo motivi ancestrali. Naturalmente in forma astratta, sempre senza perdere la ricerca dell’equilibrio e dei valori estetici.

Qual è il tuo rapporto con il mercato?

Il mercato attualmente non m’interessa.

Dipingo Murales su commissione.

Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?

Consiglierei di non illudersi.

Vivere d’arte non è da tutti.

Non è oro tutto ciò che luccica.

Vivere d’arte significa accettare compromessi e spesso diventare mestierante.

   

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Francesco Cogoni.