INTERVISTA A GUAL TRUZZI

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Quando e come nasce il tuo percorso artistico e musicale?
Inizia con una certa spontaneità.

Devo ammettere sin da bambino (5 anni circa), dove emulando gli adulti, mi piaceva muovere le mani sul pianoforte, attirando l’attenzione per come lo facevo.

Questo succedeva pure quando realizzavo modellini in plastilina o per i miei disegni.

Da li in modo indisciplinato, ma in un ambiente famigliare favorevole all’arte, non mi sono più fermato.

Era troppo divertente suonare il “calorifero” con i dischi di Peter Van Wood e Renato Carosone, mentre la mia sorella occupava il piano con i suoi studi.

Altrettanto divertente era creare storie di animali, modellandoli.

Mia mamma Gemma, affettuosamente mi diceva, che avrei dovuto fare anche l’attore, ma l’idea mi faceva “arrossire”.

Crescendo, un mio grande maestro Piero Brigoli pittore, ero in prima media, incoraggiandomi alla scultura, mi faceva realizzare una “Via Crucis”, collocata poi nella cappella Panzerini di Cedegolo Bs.

Inevitabilmente mi trovai al Liceo Artistico e successivamente alla facoltà di architettura e dopo all’Accademia di Belle Arti di Brera ove consegui il titolo.

Nel frattempo ero cresciuto musicalmente con il pianoforte e frequentavo complessi musicali dai quali nacquero importanti band.

Quali artisti e quali personaggi hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?
Il mio modo di giocare con la scultura, sicuramente è stato influenzato dai lavori di mia sorella Eleonora, che applicava una certa stilizzazione delle figure, le quali mi affascinavano molto.

Arrivò l’età liceale, mi sono stati utili gli insegnamenti del mio maestro, grande scultore bresciano Domenico Lusetti.

Musicalmente suonavo Chopin e Beethoven, ed incapace di suonare in modo “decente” i Beatles, imparai con Rolling Stones, posso sicuramente affermare, che in scultura, ho sviluppato le mie forme con dei grandissimi “scultori”…i Beatles ed i Pink Floyd; Emerson, Lake and Palmer e gli Yes di Rick Wakeman e… Enry Moore, anzi esagererò! Antonio Canova e Lorenzo Viani, il Botticelli, Marc Chagall ed i Jetro Tull… George Harrison e la spiritualità.

In contemporanea e anche dopo “topo di teatro”, Albertazzi, Carmelo Bene, Samuel Beckett,.. Collodi di Pinocchio.., Gautama Siddhartha… Gianni Rivera, Ruud Gullit! E le passeggiate meditative coi i miei cani, saggi consiglieri… Aggiungo Ugo Foscolo, Napoleone e il Mahatma Gandhi.
Questo e quasi un collage folleggiante, ma credo di rendere l’idea, aggiungendone anche altre, derivate dai miei studi e ricerche filosofiche.
Cosa cerchi dall’arte e dalla musica?
Non cerco, trovo!

E ciò che voglio è armonia, lavorando nei miei ideali per i piacere e la vita, per il giusto e equilibrio, sacrificando mi anche per il raggiungimento dello scopo, che in sintesi è amare.

Questo dovrebbe produrre anche, qualcosa che abbia un senso e la logica verifica viene dalla risposta degli altri, dalle loro manifestazioni di ammirazione e di accordo.

Questo è molto gratificante.

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C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?
La risposta a questa domanda sta già nelle risposte precedenti e non voglio dilungarmi ora.

Qual’è il tuo rapporto con le gallerie o le case discografiche e che possibilità ci sono di emergere?
In tanti anni a seconda delle esigenze del momento, mi son trovato ad aver rapporti con luoghi designati all’arte.

Perciò come conseguenza sono sempre stato invitato a mostre, eventi o situazioni musicali e teatrali.

Ne esce un certo curriculum, che mi ha messo su un “altarino” sempre utile e che tuttora mi promuove.
Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere di arte e di musica?
Ritengo che consigli non si debbano dare.

L’ho sempre ha detto anche i miei studenti, prima che realizzassero i loro capolavori: “Prendi un foglio, se è brutto o rovinato, fa lo stesso, forse è meglio, non lavorare in punta di piedi, con la paura di sbagliare.

Fregatene.

Disegna male, che (il disegno) ti verrà bene.

Divertiti!

Parti da un angolo di foglio, insignificante, “scazzando” se ti va… arriverai al centro del foglio e li la cosa si farà (forse) interessante o affascinante… Ripeto, se ti va!

Comunque un musicista o un artista in genere, se volesse vivere di arte, dovrebbe semplicemente aver qualcosa da dire, avendo abilità e il piacere di farlo.

Naturalmente bisogna trovare i giusti canali di comunicazione.

Diversamente è meglio una bella passeggiata in campagna!.. o sul mare, del resto ho sempre amato andare in barca a vela.

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Francesco Cogoni.