Intervista a Giulia Shapeless

Quando e come nasce il tuo percorso artistico?

In realtà non so dirti.
Sono sempre stata creativa anche da piccina, prendevo tutti gli stimoli.
Ecco, credo che subito dopo il liceo ho iniziato a sperimentare le immagini.
Le usavo come sfogo, come simbolo delle parole che non riuscivano ad uscire o per snodare stati emotivi.

Ho iniziato ad illustrare con uno stile da libri per bambini, ma con il cinismo e le emozioni di una ragazza in crescita.
E da lì non ho più smesso.

Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

Mia madre è una persona tanto creativa.
Lei non si definirebbe mai artista.
Ma per me è stata la prima grande fonte di ispirazione.
In seguito, dopo il liceo, sono stata influenzata dai segni e dalle sfumature della street art cagliaritana che negli ultimi anni ha visto sorgere tanti nuovi artisti, come Crisa e Tellas.
Fondamentale per me è stato il viaggio a Londra.
Sono stati anni in cui ho messo in discussione le forme e i colori oltre che me stessa.
Londra, i suoi colori, la musica british e le sue tradizioni di strada sono state acqua e sole per la mia ispirazione.
E’ in questa fase che ho cominciato a sentire il desiderio di narrare qualcosa, sia attraverso illustrazioni, sia attraverso versi e canzoni.
Londra è una città che pullula di stimoli.
Passavo giorni interi seduta nei musei come se mi trovassi nel salotto di casa mia.
Tra tutte le opere di ogni genere credo che quelle che ho sentito più “familiari” siano state quelle di Constant e Karel Appel.
E per ultima Venezia, che mi ha fatta innamorare per i suoi colori, per i suoi riflessi, per la sua storia.
Per quell’aria cupa e piena di fascino capace di riportare chi guarda in uno spazio quasi uterino.
Qui studio, gli stimoli sono tantissimi.
L’ultima artista che ha solleticato il mio senso di bello è stata Agnes Martin per esempio.
Ad ogni modo.
I luoghi in cui sono stata e in cui ho vissuto hanno plasmato ciò che sono e il mio modo di creare.
Quando sono a Cagliari, per esempio, “i miei demoni e le mie bambine” si vestono di maestrale e natura.
Ecco si, i luoghi e il viaggio hanno influenzato tutto il mio essere sottolineando che l’arte oltre a parlare, assorbe…
è, detta in termini un po’ aristotelici, un vero e proprio organismo vivente.
Che parla di noi.
Cosa cerchi attraverso l’arte?
Cerco il piacere di vivere.
Cerco dall’arte quello che cerco dalla vita.
Il confronto con ciò che ho intorno.
Avere l’opportunità di esprimermi senza le parole.
Vedere fin dove si arriva.
Spesso poi, ciò che faccio mi parla di aspetti di me sconosciuti fino a quel momento.
Come un continuo dare e prendere tra me e la carta.
C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?

La musica.
Musica, viaggi e disegno hanno sempre agito in contemporanea.
Non smetto mai di scavare e scoprire nuove cose con esse.
Sono cresciuta con la musica.
Mio fratello è un bravissimo cantante Rock’n Roll.
Io ho iniziato a suonare la chitarra dieci anni fa e canto su i miei versi.
Alterno penne e chitarra mentre ascolto blues, british rock, alternative rock, soul, funky, hip hop vecchia scuola.
Sempre alla ricerca di nuove scoperte musicali.
Qual’è il tuo rapporto con il mercato?
Ho fatto tre esposizioni in giro per Londra con Damon Shapeless, il mio primo progetto illustrativo.
A parte qualche lavoro commissionato, non ho mai disegnato al fine di vendere.
Solo ora sto iniziando a plasmare qualche idea a riguardo.
Ma sono ancora in una fase di analisi.
Poi chissà, perché no?
Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?
Guardatevi attorno senza limitarvi a ciò che vedete.
Scavate e siate curiosi.
E viaggiate.
In ogni senso.
contattabile solo alla mail: [email protected]
Francesco Cogoni.