Intervista a Giovanni Manunta Pastorello

  12769593_10208699952913808_45959836_n
Premetto che non ho frequentato l’accademia ma il tuo stile sembra essere anti accademico, quanto ha influito l’esperienza all’Accademia delle Belle Arti di Firenze nella tua formazione artistica? 

L’accademia è stata fondamentale per me, per la mia crescita.
Avevo già una mia linea artistica, volevo dipingere come se non si fosse mai smesso.
Per me era così. S
tudiare a Firenze è stato fondamentale; voleva dire poter vedere per strada quello che studiavo a scuola.
 
Nel tuo lavoro sembrano coesistere almeno due forme espressive ben distinte, cosa cambia in te quando ti approcci ad una o all’altra?
Nel mio lavoro coesistono tante cose, ma è sempre la stessa sostanza, di natura storica, la pittura.
Nel 2015 ho lavorato con l’intenzione di uscire dall’arte.
I disegni sono differenti dalla pittura ma in ogni caso l’approccio è sempre lo stesso: una superficie bianca è l’occasione per cercare una soluzione nuova.
Nell’album del 2015 intitolato “ti amo” ci sono delle figure che ad alcuni appaiono inquietanti, qual’è il tuo rapporto con il dolore?
Il mio rapporto col dolore è lo stesso che hanno quasi tutti gli esseri viventi; lo evito.
Se non posso evitarlo cerco di sopportarlo.
Esiste, questo è inevitabile e probabilmente necessario.
12696160_10208699949873732_664654207_n
 
Si può vivere d’arte?
Io vivo d’arte, quindi sì.
Come vedi l’ambiente galleristico e curatoriale?
Le gallerie sono come le squadre di calcio, il gruppo di artisti messi assieme ne caratterizzano la personalità.
Ogni galleria dipende dai propri collezionisti come ogni squadra dipende dal presidente a dai suoi tifosi.
Le gallerie esprimono un gioco e gli artisti sono funzionali alla loro strategia di gioco.
I curatori esprimo il loro punto di vista selezionando degli artisti, anche in questo caso gli artisti sono funzionali alla loro strategia di gioco.
Nessuno di loro fa arte; nel primo caso la si veicola nel mercato, nel secondo nella comunicazione.
Cosa consiglieresti ad un artista che porta la sua ricerca artistica senza riuscire a vivere d’arte ?
Non mi piace dare consigli.
Chiunque dovrebbe cercare di capire cosa veramente vuole e cercare di ottenerlo.
Ognuno sta nel posto in cui si colloca.
Non ci si dovrebbe preoccupare, tanto sono gli altri a decidere chi siamo. Bisogna solo lavorare, tanto, e far in modo che gli altri vedano quello che facciamo.
12767299_10208699961514023_163249146_n
Francesco Cogoni.