Intervista a Franco Anselmi

Quando e come nasce il tuo percorso artistico?
Dall’età di 16 anni ho cominciato con la pittura ad olio, prima facevo disegni e ceramica.
Un amico, ora scomparso, mi ha insegnato i primi rudimenti della pittura.
Ho cominciato copiando “La Maga Circe” di Dosso Dossi.
Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo percorso?
Prevalentemente artisti locali mi hanno insegnato le varie regole della pittura ad es. Renato Varese, poi ho scoperto rimanendo affascinato da Dalì e da Max Ernst soprattutto per la tecnica.
Cosa cerchi attraverso la forma d’arte che utilizzi?
Dopo essere passato attraverso vari stili pittorici e correnti, sopratutto il surrealismo, sono arrivato a concepire una forma d’arte che possa prendere in giro il mondo e gli uomini offrendo loro degli stilemi alla portata del bambino che è in loro e usando un linguaggio semplice (per i semplici) e pieno di contenuti sociologici per chi li sa scovare.
 
C’è una parte nella tua ricerca artistica di cui vorresti parlare in particolare?
Il surrealismo mi ha fatto capire che la realtà non è sempre quella che si vede, ma si può rappresentare liberamente quello che l’inconscio detta, è stata la mia fase più intensa che in parte ho trasferito in questa attuale.
Qual è il tuo rapporto con il mercato?
Sono rappresentato in circa 15 gallerie in Italia e altre 4 all’estero, grande successo personale presso la INternational Art Centre di Auckland NuovaZelanda dove vado alla grande da 15 anni circa.
Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?
Ad un artista novello direi intanto di imparare a disegnare, che va sempre bene, poi di assumere una costanza di lavoro che si possa proiettare non solo nell’immediato futuro ma che si rivolga ad un pubblico che possa dire “questo è un artista ” anche tra mille anni e sopratutto di non essere superficiali col proprio lavoro.
 
Francesco Cogoni.

 

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