INTERVISTA A FRANCESCA FALCHI

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Quando e come nasce il tuo percorso di ricerca teatrale?

Ho fatto il primo corso di teatro a 19 anni dunque 26 anni fa, che detto così fa anche paura perché è quasi un quarto di secolo.

A 22 anni sono entrata alla scuola di teatro Galante Garrone e da lì non mi sono più fermata.

Nel 2007 ho scritto il mio primo testo teatrale Frida che nacque due volte, incoraggiata e sostenuta da Giampietro Orrù regista e direttore artistico dei Fueddu e Gestu, che lo hanno poi messo in scena.

Da allora drammaturgia e lavoro attoriale sono andati di pari passo.

Quali fattori hanno influenzato maggiormente il tuo sviluppo artistico?

Il desiderio e soprattutto la volontà di non lasciare niente di intentato o di non detto.

La memoria intesa come il perpetuare fatti, storie e persone spesso e volontariamente dimenticati od omessi.

Quello che in spagnolo, con un termine il cui suono è dolcissimo ma il cui significato è per certi versi terribile, e cioè “l’olvido”, la dimenticanza, l’oblio è qualcosa in cui si indugia troppo spesso: si preferisce dimenticare piuttosto che ricordare.
Io preferisco ricordare, anche quando il ricordo è doloroso perché ciò che è accaduto nel passato deve essere spinta al cambiamento futuro.

Cosa cerchi di esprimere attraverso l’atto scenico?

Una verità che non è la mia, ma quella del personaggio, filtrata necessariamente attraverso il mio punto di vista, ma senza falsare l’oggettività della storia.

Il teatro che tento di fare, le storie che provo a raccontare attingono alla realtà: si tratta di persone che diventano personaggi, il cui vissuto è testimoniato dai libri, dagli articoli, dai racconti di chi li ha studiati oppure conosciuti e/o vissuti.

Etty Hillesum, le lesbiche di Der puff o di Degeration/degenderation, le vedove di Vedove allegre-l’amore è un dolo, le figure/situazioni de La maledizione dei puri.

Ci puoi parlare de LA MALEDIZIONE DEI PURI? di cosa si tratta?
La maledizione dei puri è un lavoro scritto a insieme al musicista salernitano Guido Maria Grillo e prodotto da Origamundi.

A partire dalla visione di Cristo di Pasolini e De André raccontiamo dieci storie/personaggi appartenenti al fatti di cronaca avvenuti a cavallo tra il XX ed il XXI secolo, utilizzando lo schema dei Dieci comandamenti.

Da Federico Aldrovandi a Rita Atria, da Padre Pino Puglisi a Donatella Colasanti, dal terremoto dell’Aquila alla vicenda Eternit, dalla Madonna delle Grazie all’AIDS, fino ad Eluana Englaro e Antonio Russo.

I nostri “Cristi” sono figure reali e terrene nei quali il divino è scintilla intrinseca all’umano.

Non c’è niente di trascendentale che li faccia risorgere: solo la memoria ne tiene vivo il ricordo.

La maledizione è uno spettacolo di teatro civile, un “rito culturale”, quale lo intendeva Pasolini nel suo “Manifesto per un nuovo teatro” (con le dovute “contemporaneizzazioni”) nel quale poesia e musica si intrecciano creando un tessuto drammaturgico commovente ed incisivo.

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Quando potremo venire a vedere dal vivo lo spettacolo?
Stiamo cercando di organizzare una data il 12 maggio a Cagliari al FABRIK, che ci sponsorizza mettendoci a disposizione lo spazio.

Per potere andare in scena abbiamo bisogno di vendere 100 biglietti entro il 30 di aprile per poter rientrare dei costi.
È possibile acquistare i biglietti presso il Babeuf in via Giardini 147/a e presso l’OrangeCafè in via Carloforte 67.

per informazioni si può inviare una mail a [email protected] oppure un sms al 3332579020.

Il 15 maggio saremo invece in scena a Sassari a Palazzo di Città, in collaborazione con Music&Movie e con il patrocinio del Comune di Sassari.

A Sassari i biglietti si possono acquistare presso la Città del Sole in via Scano 15 e presso Cesi’s Bakery in Largo Cavallotti 15.

Oppure 3497817180 o via mail [email protected]
Le informazioni le potete trovare tutte qui
https://www.facebook.com/origamundi/?fref=ts (ORIGAMUNDI)
https://www.facebook.com/events/1184843444868424/ (FABRIK)
https://www.facebook.com/events/1020414168050182/ (SASSARI)

Che possibilità ci sono di emergere per poter vivere di teatro e cosa consiglieresti ad un attore che vorrebbe vivere di teatro?
Non credo che nello scegliere il proprio percorso di vita ci siano delle scelte più giuste di altre.

Più che “vivere di” io preferisco “vivere per”: se non si possono seguire le proprie passioni e farle diventare una professione, con tutti i pro e i contro che indubitabilmente ci sono, soprattutto nel campo dell’arte e della cultura, mancherebbe uno dei motivi per i quali ci si sveglia la mattina.

Io ho sempre vissuto per il teatro, per la scrittura e sono “emersa” da me stessa.

Io sono questo, non lo faccio.

Lo sono perché sono nata così e non avrei potuto fare altro senza snaturare me stessa.

Se poi si fa un discorso economico, certo, qui in Italia, a parte i cosiddetti “grandi” nomi (che saranno un 10%) il resto fatica a tirare avanti.

Ma chi non fatica? Io consiglio di essere ciò che si è, di crederci e non mollare.

Anche perché non esiste solo l’Italia, ma c’è un mondo a disposizione e c’è tanto da dire, da raccontare, persone da incontrare, da cui imparare, con cui confrontarsi.

Io non ho mollato ancora dopo 26 anni perché, nonostante tutto credo in chi sono e non in chi sarei potuta essere.

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Francesco Cogoni.

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