INTERVISTA A FABRIZIO GATTA

Quando e come nasce il tuo percorso artistico?

Il mio percorso artistico nasce nel 1970, quando mio nonno mi regalò una macchina fotografica favolosa che ancora oggi conservo gelosamente una Zeiss Contarex.

Da allora ho sempre scattato con crescente passione in tantissime situazioni.

A soli 14 anni ho avuto il piacere di vedere pubblicata una mia foto sul Messaggero di Roma riguardante una protesta studentesca del periodo.

Sono autodidatta e ho sempre amato la pellicola, lo sviluppo e la stampa.

Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

Nel 1982 conobbi Giacomo De Simone regista con il quale ho avuto la possibilità di realizzare 118 videoclip musicali per famosi cantanti italiani e Star internazionali.

In quel periodo al collo avevo sempre la macchina fotografica che mi ha permesso di fare migliaia di scatti.

Nel 2004 ho pubblicato “Special Guest” che raccoglie le più significative foto che ho fatto a grandi artisti come Miles Davis, Zucchero, Chat Baker, Pino Daniele, Renato Zero ed altri ancora.

Dopo questo periodo, ho seguito sia in video che in foto, il mondo della moda collaborando con importanti marchi del Made in Italy.

Cosa cerchi attraverso l’arte della fotografia?

Attraverso l’arte della fotografia cerco quello che l’obbiettivo di una macchina mi fa percepire, rispetto al campo visivo normale, la ricerca di un’anima in quello che fotografo, specialmente quando fotografo una donna.

C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?

La continua ricerca mi ha portato a sviluppare un progetto unico nel suo genere che lega l’arte intesa a 360°, alla fotografia. T.A.S.A.

Questo progetto che poi è diventato una realtà, mi ha permesso di fotografare, in un contesto totalmente diverso da come erano abituate, un alto numero di Artiste, in location particolarissime, facendole interagire con le loro opere diventando Arte nell’Arte.

L’idea mi venne durante un mostra di arte contemporanea, fotografando casualmente Carla Pistola artista che non conoscevo presente all’esposizione.

Da li in poi iniziai a sviluppare il percorso T.A.S.A. Proposi l’idea e, cosa insperata, piacque a tantissime artiste.

Stefania Chiaraluce è stata la prima che ha accettato di farsi fotografare credendo tantissimo al progetto.

Oggi sono oltre 50 le artiste che sono nell’associazione T.A.S.A. che ha l’intento di realizzare una pubblicazione con Giorgio Mondadori e di portare le eccellenze italiane in giro per il mondo.

Abbiamo esposto già 3 volte a New York con la presenza di Carla Pistola e Clara Mallegni, recentemente a Zamosc Polonia grazie a Joanna Brzescinska-Riccio, diversi eventi in Italia e tanti altri sono in programma, primo fra tutti la presenza al Carnevale di Santhià dove per la prima volta opere di Artiste T.A.S.A. sfileranno associate ai carri allegorici, grazie all’idea del Direttore Artistico Paolo Bonanni.

Qual’è il tuo rapporto con il mercato?

Il rapporto con il mercato è conflittuale, effettivamente con l’arrivo del digitale la fotografia e il video hanno notevolmente abbassato la creatività della fotografia e la guerra dei prezzi non ha portato nulla di buono.

Per quanto riguarda l’arte io sono convinto che non si può continuare a chiedere soldi agli artisti per esporre, ormai sono diventati tutti affittuari di spazi che nulla hanno a vedere con il mio modo di vedere.

L’arte deve pagarsi da sola magari con l’aiuto di sponsor o istituzioni che credono nel progetto.

Questo è quello che con T.A.S.A. cerco di far capire e con piacere vedo che in tanti mi seguono.

Cosa consiglieresti ad un giovane che vorrebbe vivere di quest’arte?

Non posso dare tanti consigli, se non quello di essere modesti: non basta avere una buona macchina fotografica e usarla tutta in automatico per fare le foto.

Ne usciranno foto magari belle ma fredde, non trasmetteranno mai emozioni perché a decidere le caratteristiche saranno solamente i sensori elettronici.

Non avranno corpo e tantomeno cuore.

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Francesco Cogoni.