INTERVISTA A EDO VAN

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Quando scopri la tua passione per l’arte?
Credo sia stata una cosa graduale.
Da bambino mi sono appassionato ai fumetti, avevo accesso alla libreria di mio zio, così oltre Topolino e l’Uomo Ragno, potevo leggere riviste come Linus, Alter-alter, Cannibale, il Male, Metal Hurlant, le Edizioni Corno…non male per un bambino in età da scuola elementare.
Bonvi in particolare, su tutti credo che sia stato quello che più mi ha colpito e istigato.
Quali personaggi hanno influenzato maggiormente lo sviluppo del tuo stile?
Più che uno stile penso di avere delle direzioni… Gli artisti che mi hanno influenzato sono migliaia.
Posso farti tre nomi, quasi a caso, Egon Schiele, Daniel j Zezelj, Franz Kline. …ah, e Charles Addams chiaramente!
Durante gli studi all’accademia di belle arti, che esperienze ti hanno segnato maggiormente?
L’impatto con l’Accademia di Belle Arti di Perugia è stato destabilizzante.
Arrivavo con l’intento di carpire i segreti di Caravaggio, e ho sbattuto il muso su Joseph Beuys, Jannis Kounellis e Alberto Burri.
L’impatto con le opere di Burri, soprattutto i sacchi e le plastiche è stata Un’esperienza surreale, potente, ha cambiato il mio modo di vedere molte cose…
Cosa cerchi in arte?
Non so risponderti.
Non mi considero neanche un artista.
Credo che il termine “artistoide” mi identifichi meglio…
Incido segni, assemblo materiali e tengo a bada il mio stress indossando maschere quando sono da solo.
Forse cerco un’anestesia.
In ogni caso, nessun nobile intento…
C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?
mmh… Il mio sguardo è rivolto al lato oscuro della società.
Mi interessa “il brutto”, il diverso, il paradossale, il grottesco, l’asimmetrico, il dispari e il disarmonico… tutte visioni decisamente anti-pop.
Questo mi ha portato a studiare molto il disegno infantile, perché i bambini possiedono una visione spirituale, una potenza narrativa e un’anarchia di tratto che trascendono dalla nostra società…e sanno bene che il signor Pinco Pallino torna a casa dal lavoro, scende in garage, costruisce una maschera con quello che trova, prende un coltello, e invece che andare a fare una strage, va a tagliare i lacci da bracconaggio nei sentieri di montagna.
Non sò bene cosa voglia dire questo, ma è terapeutico.
I bambini lo sanno, usano le maschere quando devono esprimere qualcosa, non lo fanno mai per nascondersi.
La indossano in bagno, seduti sul trono, mentre guardano la luna fuori dalla finestra.
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Qual’è il tuo rapporto con il sistema dell’arte e con il mercato? Ed è dovuto a quale esperienze?
Credo che il sistema dell’arte sia oggi il mercato stesso.
Oggi è facile promuoversi autonomamente col web, non c’è più bisogno di intermediari.
Le gallerie famose e i grandi expò, sono vetrine morte, soprattutto in Italia.
Perché chiuse in se stesse, e gestite da imprenditori del nulla.
Se quello che fai piace al popolo, venderai.
Chiaramente devi esser bravo a vendere il tuo lavoro.
Oggi è il popolo “sovrano” che decide cosa è arte e cosa no.
Ecco quindi il ritorno in pompa magna alla pop-art, …e per la massa, si sa, spesso la cornice è più importante del quadro.
Guarda tutta la merda che noi tatuatori spacciamo per arte!
ahahah… L’arte oggi è fruita a scopo ricreativo, consolatorio e superficiale.
Le persone vogliono distrarsi, io credo invece che l’arte dovrebbe impegnare…
Che opportunità dà la sardegna per la sopravvivenza e lo sviluppo dell’arte e degli artisti?
Ti rigiro la domanda.
Quali opportunità dà la Sardegna a qualunque categoria?
Cosa consiglieresti ad un giovane artista che vorrebbe vivere d’arte ?
Leggere, viaggiare e imparare molti mestieri,…aiuta!
E’ necessario anche stabilire un buon rapporto col dolore e la sofferenza.
Credo non esista arte, senza il dolore, è un mezzo per scendere in profondità nelle cose, bisogna imparare a conoscerlo, a sublimarlo, e a farlo diventare poesia.
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Francesco Cogoni.

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