INTERVISTA A DORIAN CURRELI

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Quando e come nasce il tuo percorso artistico?
Il mio percorso artistico nasce fin dall’infanzia, grazie ai miei genitori frequentatori di ambienti artistici e culturali.
Mio padre, con alcuni amici ad Iglesias, trasformarono un semplice laboratorio di cornici in una galleria e li conobbi tanti artisti locali che, riconoscendone una certa attitudine all’arte mi fecero muovere i primi passi in questo universo.
Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?
Due su tutti: Mario Attilio Sarigu, al quale è stata dedicata una via poco tempo fa ad Iglesias e Gino Sili, impressionista di origini toscane.
Poi alle elementari ebbi la fortuna di avere una maestra, Elisabetta De Fanti, anch’essa pittrice che contribuì nella mia crescita.
Cosa cerchi attraverso l’arte?
Cerco un contatto con me stesso innanzitutto e poi un modo per arrivare agli altri in maniera diretta e priva di atteggiamenti pregiudiziali.
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C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?
Si…
La prima volta che mi venne messa una matita tra le mani capii una cosa, che per me risultò illuminante: Attraverso quel bastoncino di legno ripieno di graffite potevo comunicare, raccontare tutto un mondo che possedevo dentro la testa ma che a parole non avrei mai potuto descrivere.
E così tutte le arti esistenti, ogni arte mi dava la possibilità di comunicare in modo differente.
Coinciso.
Senza esser interrotto o mistificato.
Era tutto là, pronto!
Qual’è il tuo rapporto con il mercato?
È un rapporto che sto scoprendo ora, un qualcosa che ho sempre guardato con diffidenza.
È essenziale ma non bisogna farne una malattia.
Tutto deve partire da ciò che hai dentro, seguire le tendenze del momento è un fuoco che arde e si consuma troppo presto.
Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?
Non sono la persona adatta per dar consigli.
Però innanzitutto bisogna sperimentare, cercare la sua via.
Originalità e personalità sono un buon biglietto da visita, supportata da tanta forza interiore e perseveranza.
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Francesco Cogoni.
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