INTERVISTA A DANIELE SPADONI

Quando e come nasce il tuo percorso artistico?

Nasce da bambino, quando mio padre, all’età di 6 anni, mi regalò il Commodore Amiga 500, allora un’innovazione all’avanguardia nel campo dei videogames, e questo ha instillato in me il desiderio di creare le prime animazioni 2D.

In seguito, l’ulteriore acquisto di un pc mi guidò all’avventura nelle prime animazioni 3D che fecero nascere in me la passione per la regia.

Vedendo i films mi piaceva l’idea di riprodurre col mio stile alcune scene che mi avevano particolarmente colpito. Allora avevo circa 10 anni.

Durante gli anni della mia adolescenza, mentre gli altri miei coetanei giocavano io passavo ore e ore a studiare e perfezionare conoscenze e creatività, creando un mio stile.

A 24 anni pubblicai il mio primo cortometraggio online.

Da allora ho determinatamente continuato a studiare autodidatticamente e creare nuovi progetti che erano più che altro test’s di prova.

Il mio primo lavoro importante è stato rilasciato online nel 2012, ha raggiunto oggi più di 700000 visualizzazioni.

Dal 2012 a oggi ho rilasciato circa 36 short films.

Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

La prima persona chiave del mio percorso è stato certamente mio padre, informatico di nascita, ha saputo inculcare in me amore e conoscenza per la tecnologia di cui lui stesso era autodidatta.

In seguito un caro amico di famiglia, ha passato diverse ore della sua vita ad insegnarmi le basi della computer grafica 3D, hobby a lui molto caro e da me condiviso, ci vedeva insieme a creare e imparare i pilastri di quella che poi sarebbe stata la materia chiave del mio destino.

In un certo senso non mi sono ispirato a un artista in particolare, ma a dei films particolari primo tra i quali Batman – the movie di Tim Burton, anno 1989.

Guardavo come venivano realizzati i films e cercavo di catturarne l’essenza e le modalità in cui erano stati prodotti, tentando poi di riprodurre da solo ciò che avevo visto… in qualche modo avevo la capacità di “rubare l’arte” solo osservandone il prodotto finale.

Un episodio preponderante nell’inizio del mio percorso di regia, è arrivato in coincidenza del mio spostamento di residenza da Brindisi a Ferrara, dove mi sono trovato allettato dall’abbondanza di spunti e di location’s che questa bella città offre nel poter portare in vita progetti che frullavano copiosi nella mia mente e che, in quel momento, incontravano le giuste persone i giusti luoghi e le giuste circostanze alla loro concreta realizzazione.

Cosa cerchi attraverso l’arte di fare film?

Certamente quello per cui sono venuto al mondo: fare il regista a livello internazionale, è un mio inderogabile obiettivo, o almeno ci provo tenacemente!

Il mio motto è: Chi non insiste nei suoi sogni non otterrà mai di portarli in vita… e i sogni possono diventare realtà…

C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?

No… tutto il mio percorso è volto a una continua crescita e perfezionamento del mio stile, ciò che voglio davvero è lasciare una mia impronta al mio passaggio in questo mondo.

Qual’è il tuo rapporto con il mondo del mercato?

Il mio mondo attualmente è legato alla passione e ai fan movies che mi diletto a creare senza budget.

E’ quasi una sfida, legata a una necessità, dato che attualmente non possiedo capitali, quindi sfido me stesso a fare cose sempre più importanti per dimostrare chi sono in assenza di un produttore che spero arrivi presto.

Cosa consiglieresti ad un giovane regista che vorrebbe vivere di quest’arte?

Gli direi che chi non persegue i suoi sogni ha già perso sé stesso in partenza e poi gli direi una famosa frase del mio mito e maestro di vita, Bruce Lee, che io spesso ripeto a me stesso:

“Usa un non metodo come metodo, avendo nessun limite come limite”.

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Francesco Cogoni.