INTERVISTA A CATERINA BILABINI

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Quando e come nasce il tuo percorso artistico?

Io nasco così, con la passione per tutte le forme d’arte.

Fin da piccola disegnavo in ogni dove e su ogni cosa, adoravo la musica classica, tutt’ora non potrei fare senza, specialmente quando lavoro.

Il mio percorso artistico nasce proprio dalla vita, ogni cosa per me poteva diventare arte e veniva vista sotto un profilo artistico.

Che fosse un sasso, il cielo, l’acqua, ma soprattutto l’essere umano.

Ad un iniziale amore per i volti, e poi per la fotografia in bianco e nero, per il cinema anch’esso in bianco e nero.

Ho lasciato la strada del ritratto (forse troppo facile), per riprodurre le emozioni, ed ho fatto in modo di riprodurre il corpo o parte di esso in bianco e nero, lasciando a lui il compito di trasmettere emozioni o suscitare stati d’animo inquieti.
Ho lavorato molti anni in scenografia per perfezionare la tecnica e riuscire ad avere una visione d’insieme, visto che tendenzialmente amo concentrami sui particolari.

Alla fine di questo percorso ho intrapreso una strada diversa, creando uno studio mio a Milano.

Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

Le cose che maggiormente mi hanno influenzato sono senza dubbio, la fotografia e il cinema in bianco e nero, per cui nutro una profonda passione.

Da li la mia pittura quasi esclusivamente in b/n.

Tra gli artisti, come tecnica Leonardo, per le sue velature, i fiamminghi, Jeronimus Bosh per quel genio ironico e fuori dagli schemi che era, per la sua vena di sarcasmo;

Ed infine, Mark Rothko, per l’anima delle sue opere, per quel viaggio introspettivo e mistico che si è costretti a fare guardando i suoi quadri.

I fatti che mi hanno influenzato sono percorsi di vita non facili e privati, che sarebbe lungo e forse inutile spiegare qui.

Cosa cerchi attraverso l’arte?

L’arte è un esigenza, un modo di essere uno”state of mind” per me.

Spero di dare un messaggio e forse di far prendere coscienza di alcune cose.

E’ una costante ricerca di se e delle proprie possibilità.

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C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?

In generale mi piace approfondire tutto ciò che faccio, però vorrei davvero poter un giorno vedere che l’arte e la sua conoscenza possa essere a portata di tutti.

Che tutti possano avere i mezzi per riconoscerla e capirla, ecco forse ambiziosamente è questo che vorrei nella mia ricerca, permettere a tutti anche spiegando di avvicinarsi all’arte, perché è ora di ribaltare i luoghi comuni che dicono che l’arte non si spiega.

Si dovrebbe, come un opera letteraria antica, ha le note a piè pagina per la comprensione del testo, ecco che anche l’arte dovrebbe averla, magari proprio con l’aiuto dell’artista stesso.

Qual’è il tuo rapporto con il mercato?

Pessimo, dovrei migliorarlo, ma la cosa mi crea una certa orticaria.

Diciamo che deve estraniarmi dall’artista e adottare una certa razionalità per ragionarci.

Allora posso essere un efficace operatrice del mercato.

Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?

Armarsi di tanta pazienza, essere veramente convinto/a che quella sia la tua strada, fondamentalmente non mi sento di dire nulla.

E’ una strada in salita sempre, ma un artista lo sa da solo.

Quella strada è la sua vita e lui stesso e non si può prescindere da se stessi.

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Francesco Cogoni.