INTERVISTA A CASALI YURI

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Quando e come nasce il tuo percorso artistico?
Il mio percorso artistico è nato molto tempo fa perché artisticamente ho sempre avuto molto da dire, però l’esatto modo in cui esprimermi l’ho trovato pochi anni fa, forse cinque o sei anni fa, ho veramente trovato la forza di esprimere tutto quello che avevo da raccontare e poi ultimamente ho sentito che questa forza si è proprio indirizzata in una vena che credo sia diventata la mia strada.
Quali artisti hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?
Beh moltissimi, tanti artisti sono stati in grado di influenzare benignamente il mio lavoro, ma poi devo dire la verità, è come se avessi rimosso tutti i loro stilemi e ho seguito la mia via senza curarmi più di nessuno, perché è vero che dai maestri bisogna saziarsi di quello che ti insegnano, ma poi bisogna dimenticare e trovare la propria strada.
Cosa cerchi in arte?
Ma in arte non si cerca e non si trova nulla, l’arte è qualcosa che vive indipendentemente e che c’è al di là di ogni ricerca e al di là di ogni traguardo l’arte è qualcosa che sta a parte e quindi io non cerco niente e sicuramente non troverò niente.
Quello che in qualche modo sento dell’arte è che fa parte di me e quindi fare arte per me è essere me stesso.
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C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?
Della mia ricerca devo dire che la cosa che sento più energetica e più potentemente me stesso in questo momento è la fase dell’occhio, la fase magmatica dell’occhio della veggenza però poi non escluso che, conoscendomi potrò trovare altre forme di ricerca, anzi me lo auguro perché credo che un artista sia veramente un esploratore, nell’arte deve sempre trovare nuovi modi d’espressione.
Per ora l’occhio credo che mi riassuma molto bene, ma sto ancora cercando e lavorando sul colore sulla materia con cui esprimermi e spero di dare ancora tanto, anzi io mi credo all’inizio mi sento un vergine nell’arte.
Qual’è il tuo rapporto con il mercato?
Il rapporto dell’artista con il mercato è sempre un rapporto non vissuto bene, perché l’artista, qualsiasi grande artista o piccolo artista come me, vorrebbe solo dipingere e avrebbe bisogno di avere chi per lui affronta il discorso del denaro, affronta il discorso delle mostre, perché tutti i creativi credo che in questo non siano portati, è un po’ il lato doloroso dell’essere un artista, il mercato, perché alla fine noi dipingiamo per dipingere, oppure inventiamo solo per inventare, poi tutto il resto, il mercato, il denaro, le mostre, il consenso o la mancanza di consenso, sono qualcosa di inevitabile che viene dopo.
A me il rapporto con il mercato, per ora, è la cosa che non mi interessa.
Certo, capisco, da uomo concreto di aver bisogno di avere un mercato e per questo che cerco qualcuno, un critico, un gallerista qualcuno che veramente crede in me, perché io sono una persona onesta e posso credere in lui, ho bisogno di un’altra parte di me che segua il mercato.
Ecco questo lo ammetto, è una cosa che sto cercando.
Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?
 
Consiglierei di vivere d’arte!
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Francesco Cogoni.
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