INTERVISTA A CARMEN BARBARO

Quando e come nasce la tua passione per la scrittura?

Prima di scoprire la passione per la scrittura ho sempre saputo di avere un grande amore per la lettura, sin da quando ero una bambina.

In tutta sincerità devo dire che il desiderio di provare a scrivere mi si è rivelato da adulta, soprattutto nel periodo in cui ho lavorato per la stesura della tesi di dottorato in storia.

Scrivendola, mi sono resa conto che mi piaceva, che riuscivo a portare avanti un lavoro intenso di scrittura senza noia né fatica.

Quali persone, situazioni o scrittori hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

Gli scrittori che mi hanno appassionata (e quindi influenzata) sono stati tanti, a partire da Umberto Eco, che ho letto ai tempi del liceo e che è stato per me l’inizio di un interesse profondo per il genere letterario del giallo-storico, poi ci sono stati i classici da Stendhal con Il rosso e il nero, Emily Bronte con Cime tempestose, Theodor Dreiser con Nostra sorella Carrei, Il vagabondo delle stelle di Jack London, i misteriosi romanzi di Edgar Allan Poe, fino ai gialli di Agatha Christie e di Ellis Peters.

Quest’ultima scrittrice inglese mi ha davvero coinvolta con i suoi bellissimi romanzi che hanno come protagonista l’investigatore medievale fratello Cadfael.

Cosa vuoi esprimere attraverso la scrittura?

Il realtà mi piace parlare liberamente della mia visione del mondo, soprattutto attraverso alcuni personaggi che mi calzano a pennello.

La scrittura è per me un atto creativo puro, semplice e inteso come la pittura, un affresco della realtà, vista con gli occhi dell’autore.

C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?

Mi entusiasma molto trovare nella storia elementi “umani”, che rendono vivi i personaggi vissuti nei secoli passati.

Arrivare a capire quale visione avevano della vita in altre epoche è una cosa emozionante ed è molto utile per creare l’atmosfera giusta nel romanzo.

Per il convento dei veleni mi sono documentata leggendo estratti dagli antichi trattati di medicina e di anatomia, come il De humani corporis fabrica di Andrea Vesalio, oppure manuali di erbe mediche e veleni, storie locali come quella di Francesco Scandone, fino agli eretici del Cinquecento di Delio Cantimori.

Qual’è il tuo rapporto con le case editrici e che possibilità ci sono di emergere per un giovane scrittore?

Le difficoltà che si incontrano per uno scrittore esordiente e sconosciuto sono tante.

Scrivere è una passione, ma da qui a farla diventare una vera e propria professione, la strada è erta e tortuosa.

Spesso le case editrici sono talmente oberate di manoscritti che molti non li leggono neppure, soprattutto nel caso dei grandi editori, che preferiscono puntare a colpo sicuro su nomi già noti.

Per la pubblicazione del romanzo Il convento dei veleni sono stata molto fortunata.

Conoscevo Fausto Bassini da qualche anno e lui, quando ha messo su la Faust Edizioni a Ferrara, mi ha offerto la possibilità di inviargli il manoscritto.

Da lì poi è iniziata la nostra ottima collaborazione.

In seguito, durante alcuni eventi culturali, ho conosciuto Donatella De Bartolomeis della casa editrice Il Papavero, che mi ha proposto una collaborazione per la pubblicazione di una trilogia dedicata a tre donne assassine, in cui il primo volume è sul caso di Leonarda Cianciulli, la Saponificatrice di Correggio.

Fino ad ora posso ritenermi soddisfatta del rapporto che si è instaurato con le case editrici con cui ho collaborato.

Cosa consiglieresti ad uno scrittore che vorrebbe vivere di quest’arte?

Purtroppo, la bravura di uno scrittore, pur essendo un elemento molto importante (e chi ha buone doti ha sicuramente tante possibilità per farsi conoscere) deve essere comunque “aiutata” da un pizzico di fortuna e di intraprendenza.

Una persona che scrive non deve vivere sempre chiusa in casa davanti al computer, ma deve essere attiva, partecipare ad eventi culturali, presentazioni di altri autori, festival di letteratura e altro.

Il confronto con gli altri è determinante e poi non bisogna dimenticare che scrivere è un atto rivolto agli altri, per questo il contatto con il pubblico è un aspetto rilevante.

Con questo discorso non voglio scoraggiare nessuno ma invitare chiunque desideri scrivere, ad armarsi di pazienza e di costanza nel perseguire questo tipo di attività, che in molti casi può riservare enormi soddisfazioni.

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Francesco Cogoni.

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