INTERVISTA A CARLA PISTOLA

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Quando e come nasce il tuo percorso artistico?
Il disegno, la pittura, l’amore per l’arte in genere hanno sempre fatto parte della mia vita, ma il mio percorso artistico inizia soltanto pochi anni fa.

Con i figli più grandi e meno impegni ho potuto riprendere in mano i pennelli e dedicarmi all’arte.
Che è ora in pieno fermento e crescita.
Dopo la partecipazione, (quasi per gioco) alla Biennale su Facebook ideata e voluta dallo storico e Critico d’arte Giorgio Grasso che ha creduto in me dall’inizio e che per questo ringrazio pubblicamente qui su Art Magazine, ho partecipato all’Expo con “International contemporary Art” una grande mostra di Arte contemporanea internazionale d’arte avvenuta nella vecchia centrale idroelettrica “taccani” di Trezzo sull’Adda da Maggio ad Ottobre e a diverse altre collettive: a Roma, Firenze, Milano,Mantova, a Ferrara all’8° Biennale d’Arte contemporanea, Cherasco, Cesena, Aosta, Firenze, Roma, Viareggio, Bosnia e New Yourk.
Queste ultime tre tappe grazie ad un fotografo toscano Fabrizio Gatta con il quale condivido il progetto “The artist’s Style in art” che vede le donne artiste fotografate e diventare esse stesse opere d’arte.
Sono ora in mostra permanente alla MAG, Mediolanum Art Gallery di Padova curata dal Critico e storico dell’arte Giorgio Grasso.
Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?
Essendo Autodidatta sono stata sempre affascinata da tutti gli artisti del panorama artistico dai primi geroglifici dei primitivi ai giorni d’oggi.
Traggo ispirazione da ogni forma d’arte, mi affascinano la grafica, il colore e la bellezza surreale di certe opere.
Mi affascina La perfezione di Michelangelo, Tiziano, Leonardo da Vinci, Caravaggio con il suo mondo di luci ed ombre, gli impressionisti Fantastici artisti del tempo che muta tra i tanti Monet e Degas, poi artisti come Modigliani con le sue eleganti forme di uomini e donne dai colli allungati, Goghen coloratissimo, Van Gogh con il suo particolarissimo tratto, Picasso, Cezanne, astrattisti come Kandisky e Miro’ per i loro colori e forme, metafisici come De Chirico, informali come Pollock da cui nasce una serie dei miei dipinti e il liberty di cui fa parte Klimt che uno dei miei ispiratori nel figurativo per la simbologia che usa in cui mi ritrovo molto.
Mi piace l’arte tutta e da tutto traggo ispirazione perché mi piace osservare e capire la perfezione, e le meravigliose cromie dalle quali nascono forme figure ed opere d’arte quindi… tra le persone che mi hanno influenzato ci sono sicuramente i miei nonni che hanno sempre incoraggiato la mia creatività i miei insegnanti di disegno ed arte, un pittore della mia città Mondo Giuliani che ammiravo mentre dipingeva, se per influenzare significa aiutarmi nella realizzazione in questo campo, ringrazio sopratutto i miei figli e mio marito che mi supportato con entusiasmo, i miei colleghi, la caposala, fan e naturalmente tutti gli artisti conosciuti lungo la strada che si sono prodigati in consigli e scambi di conoscenze preziosissime per me, e non per ultimo il critico e storico dell’arte dott. Giorgio Grasso.
Cosa cerchi attraverso l’arte?
Il mio dipingere nasce dalla presa di coscienza che viviamo sempre più in un mondo fatto di amicizie e relazioni virtuali, i ragazzi quasi hanno paura di relazionarsi tra loro e la comunicazione verbale è sempre più difficoltosa, io rappresento il contatto l’importanza cioè uno scambio più fisico.
Ogni forma di contatto sia esso visivo verbale o paraverbale è comunque uno scambio di sensazioni ed emozioni che si perdono nella virtualità.
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C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?
Nei miei dipinti ci sono le mani con le quali si sente, vede e parla, il sole e l’oro che rappresentano il calore, ed i colori vivaci che oltre a rappresentare le emozioni che il dipinto vuol comunicare rappresentano anche la bellezza della vita che va vissuta pienamente con i suoi contrasti.
Ci sono poi le mie “vele” simboli di libertà di viaggi onirici, introspettivi, di energia da liberare sulle onde degli eventi che continuamente si palesano imponendo nuove rotte.
Le Vele rappresentano quindi un percorso che ognuno di noi intraprende confidando nel vento a favore per affrontare quel mare infinito che è la propria vita.
Qual’è il tuo rapporto con il mercato?
Il mercato dell’arte per me è una cosa nuova con la quale non ho ancora preso confidenza.
So per certo che è un periodo non favorevole alla vendita di opere d’arte perché il collezionista cerca l’affare e aspira ad acquistare a buon prezzo un contemporaneo in quanto nuovo e semisconosciuto.
Mentre il piccolo amante non ha, in questo momento di criticità economica, il potere di acquisto che vorrebbe.
Dovendo quindi agire per priorità l’opera d’arte è un bene di lusso che non può per ora permettersi.
Questo è quello che penso riguardo il mercato italiano all’estero penso si venda meglio.
Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?
Ad un artista che vuol vivere di Arte direi che, pur essendo una strada in salita, se ha delle solide basi (economiche oltre che di conoscenza della materia) deve farlo se quella e’ la sua aspirazione.
Ritengo che sognare ed inseguire i propri sogni sia di fondamentale importanza per la propria realizzazione e benessere sia psichico che fisico.
Bisogna credere nelle proprie possibilità e vivere cercando la realizzazione degli obiettivi che ci si pone.
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Francesco Cogoni.