Intervista a Calogero Carbone

Biografia introduttiva:

Nato a Roma nel 1945, inizio a dipingere in età giovanile da autodidatta ed in stile figurativo classico.

Convinto che la ricerca continua debba essere alla base di ogni attività artistica, ho seguito un percorso articolato che mi ha portato a definire una teoria incentrata sul concetto di “Pareidolia”

Partecipo a mostre personali e collettive e diversi quadri sono presenti in collezioni private.

Sono co-fondatore dell’Associazione Culturale “Compagni di Strada” e del Manifesto: ”M.A.N.I.”

Ultimamente realizzo video per la “SER KAL Produzioni multimediali” sia a carattere culturale che sociale e di denuncia.

Quando e come nasce il tuo percorso artistico?

Non è semplice identificare il momento in cui si prende coscienza di intraprendere un percorso artistico coerente e determinato.

Si inizia a dipingere per gioco, poi diventa una necessità e ci si chiede perché.

La risposta arriva con il tempo ed è legata alla propria crescita come essere umano.

Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

Sarebbe complicato e non esaustivo indicare dei nomi, anche perché questi si modificano, l’elenco si amplia via via che approfondisci la storia dell’arte e la tua storia personale.

Certamente non posso dimenticare di essere immerso in una civiltà occidentale che nasce dal classicismo greco e dal cristianesimo.

Due macigni culturali che in molte persone soffocano ogni volontà di andare oltre.

Io questo sforzo lo faccio continuamente e ciò mi ha permesso e mi permette di apprezzare ogni forma d’arte al di là di un periodo storico o corrente artistica specifica.

Cosa cerchi attraverso la forma d’arte che utilizzi?

Di capire me stesso: spesso divertendomi, mettendoci il sale dell’ironia, altre volte facendo esplodere in me la rabbia per ciò che accade nella società.

Sempre cercando nei temi un legame espressivo tra la cultura in cui mi sono formato e l’attualità, e nella tecnica la ricerca di nuove forme e materiali.

C’è una parte nella tua ricerca artistica di cui vorresti parlare in particolare?

Certamente.

Un mio catalogo recente l’ho intitolato: “Riflessioni e pareidolie” e mi piace riportare qui di seguito una nota che ha accompagnato l’opera “Multiverso” presentata ad una mostra.

“…L’opera esposta si ispira ai due principali temi di ricerca che in questi anni sto sviluppando.

* “Riflessione” che ha molteplici significati: in geometria, in informatica, in fisica. Lo stesso termine lo usiamo anche in senso introspettivo: mediante essa l’uomo indaga (guarda dentro) se stesso.

* “Pareidolia” che è l’illusione subcosciente tramite la quale si tende a ricondurre a forme note oggetti o profili.

Questi due argomenti mi appaiono come due facce della stessa medaglia.

Soprattutto dopo alcune letture sulle ultime teorie della fisica quantistica che mi intrigano anche dal punto di vista filosofico e artistico.

Le teorie degli infiniti Universi (Multiverso) e dell’Universo-ologramma ci pongono numerosi interrogativi. Viviamo in una realtà virtuale? Ciò che percepiamo attraverso i nostri sensi è tutto ciò che esiste?

Da queste considerazioni scaturisce l’idea realizzativa dell’opera e l’utilizzo dei materiali impiegati: soprattutto specchi che rimandano innumerevoli immagini (a volte deformate) di chi osserva l’opera, e parti disassemblate di un vecchio PC, non più nella sua funzione di tramite tra reale e virtuale, ma scarto della “civiltà dei consumi”.

Immagini illusorie, pareidoliche appunto, di un mondo che percepiamo in modo incompleto e, probabilmente, irreale.”

Qual è il tuo rapporto con il mercato?

Inesistente. I motivi sono molteplici e non mi sento di scaricarli esclusivamente su fattori esterni: Gallerie, Critici, Mercanti, ecc.

Anche se non mi piace come tutti questi “intermediari” agiscono, non credo che in un mercato “perfetto” avrei maggiori riconoscimenti.

L’errore che molti artisti fanno è confondere la passione con il valore “assoluto” dei propri lavori.

Il malcontento deriva principalmente da questa sovrapposizione indebita.

Io non mi pongo questo problema. Dipingo perché non potrei farne a meno ed il tempo che impegno in questa attività è totalmente appagante.

Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?

Di pensarci approfonditamente.

Solo un’infinita determinazione e una capacità di sopportare le inevitabili delusioni iniziali possono consentire di “provarci”. Mantenendo sempre la capacità di valutare i propri limiti.

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Francesco Cogoni.