Intervista a BRUNO POLLACCI

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Quando e come nasce il tuo percorso artistico?

Pur avendo disegnato da sempre (da piccolissimo bastava darmi un quaderno ed una matita ed io passavo ore a disegnare…) e pur avendo partecipato a concorsi provinciali scolastici di disegno fin dalle elementari, è con l’ingresso al Liceo artistico di Lucca, nel 1968, a quattordici anni, che inizia la mia vera attività artistica, con un lavoro quotidiano dedicato allo studio dell’anatomia, della prospettiva, della composizione e dei valori cromatici anche e soprattutto fuori dall’orario scolastico.

Da quel momento iniziano le mie partecipazioni a mostre collettive ed a concorsi locali e nazionali.

La mia prima mostra personale fu allestita nel 1969, all’età i 15 anni.

Quali artisti hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

Ho vissuto il mio percorso artistico come un’”avventura”, incuriosito dalla ricerca e “goloso” delle più varie esperienze, per cui ho operato sia in campo figurativo che nell’astrazione, vivendo esperienze specifiche nel “Neo Espressionismo”, nel “Neo Surrealismo”, nella “Nuova Figurazione”, nel “Pop”, nel “Realismo Magico”, nell’”Astratto” (geometrico e gestuale), nella “Poesia Visiva”, per poi approdare nei primi anni ’90 alle arti “Elettrografiche”, cioè le arti eseguite attraverso l’uso di strumenti elettrici ed elettronici, come la “Copy Art” (con le macchine fotocopiatrici utilizzate creativamente) e dal 1994 la “Computer Art”, che ho approfondito e portato avanti fino al 2015.

Ecco che preso dal mio intimo percorso di ricerca non ho mai avuto un punto di riferimento in alcun artista in particolare, anche se da giovanissimo ho amato il segno e l’ironia di Toulouse Lautrec e da adulto mi sono sentito vicino allo spirito libero e giocoso di Mirò.

Cosa cerchi di cogliere ed esprimere attraverso l’arte visiva?

Attraverso le Arti visive ho sempre cercato di dare “voce” alle mie “istanze interiori”, quindi ho sempre vissuto il “fare Arte” in relazione con “l’essere”.

L’espressione artistica è sempre stata parte integrante del mio percorso esistenziale e quindi “specchio” delle mie fasi evolutive in progress.

Ogni segno, ogni pennellata sono sempre stati e continuano ad essere espressione del “Me” più profondo.

Sono sempre stato convinto che non è il soggetto trattato ad esprimere ciò che è la nostra essenza, la nostra più intima identità, ma è il “come” lo si esprime a farlo.

Per cui, pur lasciandomi affascinare ed attrarre da certe tematiche (attualmente curo il tema dei “Nativi americani”, dei “Musicisti Blues”, degli “Anziani” e degli “Artisti tra ‘800 e ‘900”) sono incuriosito ed interessato ad osservare “come” affronto sensualmente ed espressivamente le stesse tematiche.

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C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?

Pur avendo trascorso 21 anni ad esprimermi con la “Computer Art” e quindi considerandolo il periodo di maggior frequentazione di tutta la mia carriera artistica, mi viene spontaneo riferirmi al presente, che per me è l’unico tempo che esiste e che vivo nella pienezza del concetto del “quì e ora”.

Quindi riferendomi a questo ultimo anno di attività, nel quale ho sentito il bisogno di abbandonare l’espressione artistica computerizzata e recuperare la sensualità e la fisicità del segno e della pennellata, credo di poter affermare che attualmente la mia ricerca continua ad essere caratterizzata dal “viaggio introspettivo”, vivendo con maggiore trasporto e spontaneo bisogno/piacere l’imprevedibilità del segno ed il misterioso ed affascinante rapporto tra l’osservazione e la “lettura” dell’espressione umana (con un particolare interesse psicologico/sociale) ed il personale filtro interpretativo scaturito dal rapporto emozionale scaturito dal mio approccio esistenziale con la realtà che mi circonda e mi affascina.

Qual’è il tuo rapporto con il mercato?

Non mi preoccupo e non mi sono mai preoccupato del rapporto con il “mercato” in quanto l’unica cosa che conta per me è il vivere il piacere nel fare ciò che faccio, in un contesto di estrema libertà, capace di farmi vivere le improvvise istanze espressive, tematiche e comunicative sganciate da ogni regola o vincolo di “produttività di mercato” o di “riconoscibilità stilistica” fissa nel tempo.

L’avventura esistenziale dell’arte non si sposa con le “esigenze di mercato”

Cosa consiglieresti ad artista che vorrebbe vivere di quest’arte?

Sono il primo a non consigliare assolutamente di “vivere” del solo lavoro artistico, ma al contrario esorto sempre i miei allievi ed i giovani artisti in generale a fare la scelta della “libertà artistica” e di non “sporcare” mai del “maleodorante odore” del “compromesso” il proprio lavoro artistico.

Quindi il mio paterno/fraterno invito è quello di trovarsi un qualsiasi lavoro alternativo capace di offrire sostentamento ed autonomia economica e permettersi di vivere liberamente il proprio percorso artistico con la libertà della più fresca avventura e con l’ebbrezza impagabile dell’imprevedibilità e dell’ascolto interiore, momento per momento, in progress, come strumento di conoscenza interiore.

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sito: http://brunopollacci.jimdo.com

La mail è: [email protected]

Francesco Cogoni.

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