Intervista ai Nuju

Quando e come nasce il vostro percorso artistico-musicale?

I Nuju nascono a maggio 2009, con un concerto al Fuori Orario di Reggio Emilia.

Dopo solo un anno ha visto la luce il nostro primo album omonimo, seguito nel 2011 e nel 2012 da altri due dischi.

Insieme questi album compongono una trilogia sui trentenni degli anni ’10.

Nel frattempo abbiamo fatto un sacco di concerti, in Italia e in Germania, e abbiamo vinto tanti premi, suonando anche in apertura a Ligabue al Campovolo.

Nel 2015 è uscito poi il nostro quarto album, “Urban Box”, che ci ha visto ancora una volta girare tutto lo stivale.

Alla fine di questo tour c’è stato un cambio di formazione e così, per segnare il nuovo corso della band, abbiamo deciso di pubblicare “Pirati e Pagliacci”, che racchiude in sé tutta la nostra poetica e la nostra voglia di raccontare la vita e la società per ciò che sono: un mondo comico-drammatico!

Quali persone, musicisti ed episodi influenzano maggiormente il vostro lavoro?

Il nostro lavoro è influenzato da tutte le persone che ci circondano, famiglia, amici, musicisti, produttori.

Ognuno ci lascia qualcosa e cerchiamo di raccontare proprio ciò che gira intorno a noi.

Per quanto riguarda i musicisti che hanno influenzato la nostra musica dobbiamo citare sicuramente Rino Gaetano, per la sua capacità di essere ironico e fuori dagli schemi, ma anche i primi Litfiba, con la loro forza dirompente, evocativa e coinvolgente, ancora i Gogol Bordello per l’attitudine punk o i Dubioza Kolectiv per un moderno approccio alla musica balkan, ma anche i Calexico per le ballads e i suoni di chitarra.

Cosa cercate dalla musica e cosa volete dare attraverso lei?

Noi cerchiamo la verità.

Vogliamo essere veri e sinceri.

La nostra musica è senza fronzoli e non cerca di seguire le mode.

Veniamo dalla terra, dal folk.

Siamo tutti nati sul mare e portiamo con noi il viaggio e le radici, proiettati nel futuro, senza mai nasconderci sotto inutili orpelli, ma solo per cercare di raccontare lo smart-world che viviamo oggi.

Non siamo per la musica fighetta, noi siamo operai della musica!

C’è una parte della vostra ricerca musicale di cui vorreste parlare in particolare?

Il nostro nome significa “Nessuno”, in una forma di dialetto calabrese.

Lo abbiamo scelto per ricordarci che siamo discendenti di Ulisse e del Mediterraneo.

Ci rifacciamo anche a “Uno, nessuno e centomila”, come diceva Pirandello, perché la nostra è un’idea di musica collettiva.

In base a ciò la nostra ricerca musicale parte dal Mediterraneo, ma non ha confini, possiamo seguire un genere come centomila, perché oggi più che mai viviamo in una società meticcia e il nostro sound si fonda sul calderone di suoni che ne viene prodotto.

Qual è il vostro rapporto con le case discografiche? Che possibilità ci sono di emergere?

Fin dall’inizio della nostra breve carriera abbiamo pubblicato i nostri dischi con delle etichette.

In alcuni casi il rapporto è stato proficuo e produttivo e in altri casi si è rivelato un limite.

Logicamente non critichiamo nessuno perché ognuno fa il proprio lavoro come crede, ma non sempre abbiamo avuto un rapporto da considerarsi onesto.

Oggi non sappiamo più quanta differenza c’è tra le etichette indipendenti e le major, spesso quest’ultime pescano nel mare delle prime i loro artisti, e questo è un bene.

Noi adesso siamo contenti del rapporto che abbiamo con la nostra etichetta e con il nostro booking e speriamo che insieme a loro possiamo emergere sempre di più, perché crescere insieme e creare un gruppo compatto di lavoro è il modo migliore per costruire una carriera.

Cosa consigliereste ad un musicista che vorrebbe vivere di quest’arte?

Di provarci e credere in quello che fa, tanto oggi è difficile fare qualsiasi mestiere e, grazie agli ultimi governi, tutti i lavori sono diventati precari.

Noi viviamo di musica, non solo di Nuju, ma sempre di musica.

Chi insegna, chi ha altri progetti, chi si occupa di musicoterapia.

Vivere di un solo progetto musicale, a meno che non si faccia il botto, è difficile.

I dischi non si vendono, d’inverno ci sono sempre meno locali in cui suonare e i soldi che girano non sono molti.

Quindi il nostro consiglio è di provare a vivere di musica sfruttando tutte le proprie capacità e non pensare che fatto un disco si è già arrivati, perché bisogna lavorare e migliorarsi sempre per mantenere ciò che si è conquistato.

Profilo facebook: www.facebook.com/nujuband
Francesco Cogoni.
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