INTERVISTA AI BUMBE ORCHESTRA

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Siamo qui con Emanuele Pintus cantante del gruppo Bumbe Orchestra che oggi pubblica in anteprima il suo nuovo video, Godetevelo!!!



Quando e come nasce il gruppo?

Questo è un progetto di amici che si vedono di rado, accomunati dalla stessa passione per la musica e del posto in cui son cresciuti.

Ne è venuto fuori un ep “Isus” nel 2014 e un album “A chitzi intendo su sabore tua” uscito lo scorso Febbraio.

Per creare un divario con le nostre bands principali, essendo tutti sardi, abbiamo deciso di scrivere esclusivamente in lingua sarda.

Volevamo creare quella sensazione arcaica e intima che appartiene a tutti noi sardi, a partire dalla lingua.

Quali musicisti hanno influenzato maggiormente il vostro ultimo lavoro?

Ogni artista ha portato nel disco i propri gusti musicali.

Si passa dal punk al rap, dal rock al pop.

E’ un disco molto vario ma accomunato dalla formula basilare testo-melodia-tempo, un lavoro scarno e spontaneo con poca produzione voluta in regia.

Volevamo dare quell’impressione di suonare nella cameretta dell’ascoltatore.

Come anima questo disco ha le Desert Sessions di Josh Homme e soci, immagina al posto di cactus e deserto, terre bruciate e coste sarde.

Nel complesso è un lavoro molto bello di dieci brani, portato avanti dalle storie narrate nelle canzoni e impreziosito dai diversi dialetti dell’isola.

Cosa cercate dalla musica?

Ogni persona ha una passione o almeno un modo con cui scaricare la tensione e rilassarsi.

Per me è la musica.

Quando suono mi sento il Presidente degli Stati Uniti d’America per intenderci!

Bumbe Orchestra Sessions - Provas de Atòngiu

C’è una parte della vostra ricerca musicale di cui vorreste parlare in particolare?

Oltre alla musica, nel progetto è stato fondamentale l’apporto video-grafico di Alessandro Macis, Emanuele Demontis e Roberto Fiorentino oltre a quello linguistico per la valorizzazione della lingua sarda di Riccardo Pisu Maxia.

La cosa bella è che siamo tutti amici da anni.

Questo lavoro ha rafforzato la nostra amicizia e un giorno lo racconteremo alle nuove leve.

Qual è il vostro rapporto con le case discografiche? che possibilità ci sono di emergere?

Non vorrei sembrare spocchioso ma scrivendo questo disco mi sono liberato dai pensieri del “speriamo qualcuno lo ascolti” oppure “dove lo devo mandare per farcela”.

E’ stata veramente una ricerca d’espressione fatta in totale libertà dove ci siamo divertiti un sacco.

Cosa consigliereste ad un musicista o gruppo musicale che vorrebbe vivere di musica?

Non sono in grado di consigliare ad un altro musicista come muoversi.

Molte volte ti va di fortuna; io stesso apprezzo molta più roba underground che mainstream, faccio promozione delle mie cose a modo mio e cerco sempre di presentarmi per quello che stilisticamente voglio essere.

Mi rendo conto di essere fuori da un certo sistema musicale o almeno di far parte di quell’altro, quello alternativo, che molto spesso non ripaga dovutamente.

Ma a noi piace cosi e speriamo che il tempo ripaghi gli artigiani!

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Francesco Cogoni.