Intervista ad Elisa Rossi

Quando e come nasce il tuo percorso artistico?

Ho sempre voluto dipingere; non fare il lavoro dell’artista, quello è un’altra cosa.

Anni fa non avevo la minima idea di cosa significasse vivere di Pittura o, semplicemente, che i propri dipinti potessero interessare a qualcun altro.

Perciò all’inizio dipingevo e basta.

E’ stato all’Accademia di Belle Arti che ho messo a fuoco la mia direzione.

Insegnanti, amici, letture e Venezia sono stati gli indicatori del mio percorso.

Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

Ho una formazione accademica e nei miei lavori faccio spesso riferimenti alla storia dell’arte.

Sono molto riconoscente al  mio professore di Pittura Carlo Di Raco e ad alcuni miei amici e  talentuosi colleghi.

Facciamo i nomi così, con l’occasione, li saluto e li ringrazio: Andrea Chiesi, Elisa Bertaglia, Gabriele Grones, Giuseppe Gonella.

Aggiungo anche Carlo Sala, giovane ma già molto apprezzato, curatore veneto.

Cosa cerchi attraverso l’arte?

Libertà e disciplina.

Vivo la Pittura come una sorta di meditazione.

E’ una pratica quotidiana, rituale e, per me, indispensabile.

C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?

Mi piacerebbe parlare dei miei ultimi lavori. Mi sto soffermando molto sul piccolo formato.

Recenti sono le serie Limine e Comparse.

“Limine” rappresenta un’ indagine riguardo il concetto di “soglia”, inteso come segno di confine, come varco da uno stato ad un altro. 

Ho voluto, perciò, prendere in esame  diversi elementi evocativi che rimandano ad una separazione o comunione tra due ambiti distinti tra loro, non solo come identificazione di uno spazio fisico ma soprattutto come passaggio tra due livelli: tra il visibile e quanto sta al di là dell’immediatamente osservabile, tra il materiale e lo spirituale.

Ecco perché ho spostato la mia attenzione su tappeti,cancelli, merletti, veli, scale ecc…

Ad esempio i cancelli o le porte sono palesemente accessi ad un altrove.

I tappeti, oltre alla funzione ornamentale, delimitano uno spazio che diviene simbolicamente luogo di preghiera. 

Il merletto, attraverso la sua esecuzione ripetitiva e rituale, diviene anch’esso  mezzo per il raccoglimento e la meditazione.

La serie Comparse è composta da diversi ritratti olio su tavola, 15x15cm cad.

I volti ritratti sono quelli di ragazzi della mia generazione, persi, precari, flessibili, la cui esistenza è strettamente in relazione ad una crisi economica senza precedenti. 

Sono rappresentati  con una pittura  sfuocata, eterea. 

Si manifestano  come spettri o apparizioni, non nutrono fiducia nel futuro, vivono l’attimo e scompaiono assorbiti dal fondo scuro.

Qual’è il tuo rapporto con il mercato?

Necessario.

Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?

Premetto che non amo dar consigli.

Semplicemente, direi che prima di voler vivere d’arte bisognerebbe, per onestà, essere fermamente sicuri di  fare arte.

Se così è, anche gli altri non dovrebbero tardare ad accorgersene.

Contatti:

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Francesco Cogoni.

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