Intervista ad Elisa Mearelli

Quando e come nasce il tuo percorso artistico?

Ho sempre saputo cosa avrei voluto fare “da grande”, il mio percorso artistico si è sviluppato in maniera totalmente naturale.

Frequentando l’istituto d’arte ho potuto apprendere le tecniche classiche e imparare a vedere l’aspetto più poetico delle cose; con l’accademia di belle arti ho fatto una scelta più radicale, dedicando i miei studi alle nuove tecnologie dell’arte, costruendo così un rapporto con i mezzi di comunicazione contemporanei.

Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

Le persone che ho intorno influenzano costantemente il mio lavoro, molte delle mie opere nascono dalle sensazioni che provo parlando con qualcuno, durante una mostra ma anche facendo la spesa.

Io lavoro sulla leggerezza, cerco sempre una sorta di delicatezza, di grazia in quello che mi circonda e, quando la trovo, questa mi serve per sviluppare nuove idee.

Ho anche la passione di andare per boschi e questa esperienza ha di certo ha influito molto sulla mia produzione artistica.

Per quanto riguarda gli artisti, amo il lavoro di Damien Hirst, Faig Ahmed e le sculture Bahadır Baruter.

Cosa cerchi attraverso l’arte?

Cerco di portare un po’ di leggerezza in un mondo feroce.

I miei lavori hanno bisogno di tempo e attenzione per essere osservati, perché spesso sono soltanto bianco su bianco e si vedono solo da vicino.

Vorrei stimolare l’immaginazione di chi guarda creando un momento di attesa, di silenzio, di sospensione del tempo.

Far vivere al fruitore una pausa, un istante di tregua dalla realtà che lo circonda.

C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?

Vorrei parlare dei miei ultimi lavori, nei quali l’intaglio della carta diventa scultura.

Nel progetto “la pietra e la piuma” (curato da Valentina Falcioni, con la scultrice Valeria Vaccaro e presentato a SetUp 2017 dalle gallerie Sensi Arte e ISculpture) sono presenti sette mie opere, delle scatole dedicate ai “sogni” di alcuni personaggi della mitologia classica: Icaro, Brunilde, Teti, il Fauno, la Fenice, Euridice, la Sibilla.

Esse contengono piccoli mondi, caverne, boschi e grotte fatte interamente in carta ritagliata a mano.

La particolarità di queste opere rispetto alle precedenti sta nel loro essere mutevoli; il retro delle scatole è trasparente e ciò consente un’interazione tra la luce naturale e l’opera stessa.

Col passare delle ore del giorno, infatti, si percepisce un cambiamento dell’atmosfera interna e si viene a creare una profondità di campo che non sarebbe possibile se il lavoro fosse appeso al muro.

Qual’è il tuo rapporto con il mercato?

I rapporti con il mercato sono indispensabili per poter vivere di arte.

Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?

Gli consiglierei di avere pazienza e di cogliere le buone occasioni che gli si presentano senza mai svendersi.

Per quanto sia difficile vivere di questo mestiere, credo che oggi valga lo stesso per molte professioni.

Ci vuole studio, disciplina, fortuna e non sempre chi sta più “in alto” è più bravo e, non sempre, chi è bravo riesce a sfondare.

E’ un percorso duro ma credo che per un artista sia molto più complicato fare per tutta la vita un lavoro che non ama piuttosto che affrontare queste sfide.

sito web: http://www.elisamearelli.eu/

facebook: https://www.facebook.com/meaelisa.eli

Francesco Cogoni.

 

Precedente Intervista ad Aqua Aura Successivo Intervista a Tiziana Giammetta