INTERVISTA AD ANTONIO MURGIA

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Quando e come nasce il tuo percorso artistico-musicale?

Il mio percorso artistico nasce in coincidenza con un disagio di natura esistenziale.

A diciassette anni sentivo la necessità di mettermi in relazione con le persone intorno a me utilizzando mezzi artistici, potendo così elaborare progetti, pensieri, valori, estetica, mettermi in relazione con i mezzi artistici e di artistico provare a produrre materiale con uno sperato valore di fondo.

All’inizio i primi risultati non mi erano soddisfacenti, ma consiglio a chi sì affaccia al passo da artista di non demordere, perché i risultati giungono col tempo.

Quali fattori e persone hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

Nell’ambito musicale, gli artisti che mi hanno maggiormente influenzato sono diversi, così come nella pittura.

Diciamo che mi ha influenzato un artista e un prodotto artistico avente valore tecnico, una poesia di fondo, uno stile adattato, personale e spesso originale, una proposta di tematiche culturali, spesso anche gli scandali artistici.

Forse il pittore che più mi intriga è Salvador Dalì, il cantautore preferito De André, ma tutto questo è riduttivo, forse solo gli occhi di un bambino possono stabilire anche a prima occhiata cosa è nell’arte qualcosa di valore.

L’occhio di un adulto può capire invece il valore etico, culturale, innovativo e tecnico.

Cosa cerchi attraverso la musica e l’arte visiva?

Cerco visibilità pero’ non fine a se stessa, penso di potermi impegnare per ottenere un lavoro che si possa mettere in relazione con l’ascoltatore, l’osservatore e provare a mettere in relazione un discorso utile, che sia da spunto per una riflessione volta alla tematica affrontata con l’opera.

Spesso la parola -valore- è abusata e manomessa, ma comunque sì, cerco una relazione con chi mi ascolta e osserva con un valore di fondo nel mio messaggio.

Spero comunque di potere essere utile in qualche modo.

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C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?

Fino ad ora la mia ricerca artistica si è composta in -acquisizione di bagaglio tecnico, sperimentazione, crescita di un bagaglio d’esperienza.

Ora potrei cercare o lo scandalo più originale, oppure avere una svolta di visibilità forse dovuta a qualche coincidenza astrale.

Penso che nella “seconda fase” di ricerca artistica di mettermi ad assemblare il percorso fino ad ora affrontato e magari con fortuna trovare una maggiore visibilità, ciò è importante per una maggiore autostima volta per un percorso sull’arte più serio maturo.

Qual’è il tuo rapporto con il mercato? che possibilità ci sono di emergere?

Il mercato mi ha sempre spaventato, io penso che ogni artista abbia quasi sempre un angelo alla destra che si preserva e sì incita a non volersi svendere come merce fruibile nel mare torbido del mercato, e alla sinistra un diavolo che incita l’artista all’oggettivazione più totale, sopra una costosa barca, nel mare torbido del mercato.

Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere di quel che fa?

Consiglio di avere una profonda critica sul suo lavoro, sul prodotto, verso se stessi, di ricercare la poesia nel fondo iniziale di ogni discorso e pensiero volto all’arte.

E consiglio di non demordere, di avere una crescita continua.

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Francesco Cogoni.

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