Intervista ad Angelica Grivèl Serra

 

Fotografia di Giovanni Gastel

Quando e come nasce la tua passione per la scrittura?
Nasce con me, nel sangue. Ma ne ho riconosciuto il tenore quando avevo 15 anni. Fu come incontrare la luce di una rivelazione rimasta sino a quel momento acquattata, silente, implicita. Anche se sapevo sin dall’infanzia che la mia vocazione fosse quella di raccontarmi storie. E, quindi, di destinarle ad altri.
Quali persone, situazioni o scrittori hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

Mia madre è la persona che più di tutti al mondo ha affidato passione e disciplina alla mia irrefrenabile esigenza di esattezza espressa in scrittura. Mia madre è la bussola nei momenti in cui la penna inciampa, il faro quando gli intrichi della storia si rabbuiano. Ed è stata lei a insegnarmi che nulla istruisce più dei libri, quando si tratta di scrivere. Non potrei menzionare un libro maestro, né un solo autore o un’autrice d’elezione, perché rischierei di fare un torto alla schiera di tutti gli altri che, sin dalle fasce, popolano e illuminano la mia esistenza.
Quanto alle situazioni, la mia vita stessa per come si dispiega nel quotidiano è codice e trama di cui tessere ogni viluppo narrativo su pagina.
Cosa vuoi esprimere attraverso la scrittura?
Voglio tradurre in scrittura la mia vita, traslare il mio vivere in scrittura ed emozionarmi sempre per questo.
C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlarci?
All’ambito spiccatamente letterario ho scelto di affiancare lo studio filosofico, per un fulminante amore divampato al liceo, da allora mai sopito.
Qual è il tuo rapporto con le case editrici e che possibilità ci sono di emergere per un giovane scrittore?
La casa editrice Mondadori, che nel marzo di tre anni fa mi chiese espressamente di scrivere un romanzo, ha riposto fiducia nella mia vitale vocazione scrittoria, rendendosi pienamente alleata del mio scrivere, accolto con assoluto rispetto.
Credo che il momento dell’emergere sia sempre fragile e provvisorio, frutto di strenui passi, perlopiù nascosti: primeggia la forza trascinante della passione, ma lei impera senza catene e va normata, prestandole la costanza di una disciplina quotidiana. E quindi leggere, leggere e ancora leggere prima di tuffarsi nello scrivere. Non è irrilevante confidare in un sorriso della fortuna.
Cosa consiglieresti ad uno scrittore che vorrebbe vivere di quest’arte?
Proprio perché io stessa so di voler rendere la scrittura il mio destino, rinnovo giorno per giorno il patto quotidiano con me: mai appiattirmi sullo sfondo del facile. Percepirmi sempre in divenire. Far echeggiare la mia unicità. Lo riservo a chiunque abbia scelto di votarsi allo scrivere.
Fotografia di Aurora Perra
contatti:
foto di copertina: Antonio Deidda.
Francesco Cogoni.