INTERVISTA AD ANDREA SPINA

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Quando e come nasce la tua passione per la scrittura?

La mia passione per la scrittura nasce da lontano, credo dalle scuole elementari.

Ho avuto la fortuna di avere insegnanti straordinari, e mi sono subito innamorato sia della lettura che della scrittura.

Con la lettura è stato un colpo di fulmine, mentre con la scrittura è stato un corteggiamento lunghissimo, timido ma non meno passionale, che alla fine ha portato a dichiararci a vicenda.

Quali scrittori hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

Stephen King e Wilbur Smith, mostri sacri assoluti, per la capacità di sfuggire alle etichette di genere e di avvolgere con le loro storie.

Ma anche Hemingway, Edgar Lee Masters, Sergio Atzeni, tutti scrittori che un momento ti accarezzano e quello dopo ti schiaffeggiano con le loro parole.

Cosa cerchi dalla scrittura?

Nella scrittura cerco tante cose.

Mi dà tanto e chiede poco in cambio.

Per me è evasione, compimento, astrazione, benessere.

Quando scrivo per almeno quattro ore devo avere la mente sgombra e non fermarmi, che sia giorno o notte.

E’ bello, nel mondo di oggi, poter dedicare del tempo solo ed esclusivamente a ciò che si ama, senza preoccupazioni o incombenze.

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C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?

La metà della ricerca riguarda la storia.

Quando ti salta davanti agli occhi e cerchi di afferrarla. Se riesci ad acchiapparla ed a metterla nero su bianco, sei già a metà dell’ opera.

Poi a seconda del tipo di scritto occorre un lavoro di documentazione, tanto affascinante quanto snervante.

Ed infine il ritmo dello scritto.

Rileggo sempre ciò che scrivo, più volte, e lo modifico fino a quando non raggiunge un suono gradevole e cadenzato.

Qual’è il tuo rapporto con le case editrici e che possibilità ci sono di emergere per un giovane scrittore?

Ho avuto la fortuna di imbattermi, casualmente, nell’ unica casa editrice italiana che fa crowdfunding, Bookabook, e mi sono detto “perchè no?”

Mi piaceva la formula, il concetto, ed il fatto che il tutto fosse gestito da giovani miei coetanei.

Precedentemente avevo contattato alcune case editrici, alcune mi avevano risposto, anche positivamente, altre no.

Ma ripeto, l’idea del crowdfunding per il mio primo scritto mi aveva affascinato da subito.

Scommettere su me stesso e su qualcosa di così innovativo è stato davvero curioso ed eccitante.

Cosa consiglieresti ad uno scrittore che vorrebbe vivere di questo lavoro?

Non saprei cosa consigliare, poiché neppure io vivo di questo lavoro, sono alla mia prima pubblicazione ed ora che ho dimostrato di poterlo fare, mi auguro di continuare.

Però non dimentico mai ciò che dice Stephen King: “se uno scrive solo per i soldi, bara.”

E’ proprio così. Bisogna farlo in primis per star bene con sé stessi.

E comunque tentare, non perdersi d’ animo nei confronti di un fallimento, o nei confronti dell’ indifferenza, del pubblico o dell’editoria.

Bisogna provarci e provarci, sempre.

Se si ha talento, costanza e tanta, tanta fortuna, si può anche ambire a vivere di scrittura.

Male che vada, si vive per la scrittura, e non della scrittura.

Riuscire a coniugare passione e lavoro equivarrebbe alla perfezione, ma anche vivere coltivando le proprie passioni è qualcosa che arricchisce, se non il conto in banca, la propria anima.

Magari non si diventa autori di best-seller, ma si dimostra, a se stessi ed agli altri, di poterlo fare.

Ed è un qualcosa di cruciale.

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pagina Facebook: www.facebook.com/andrea.spina.39

pagina del libro: www.facebook.com/corsodeglieventi/

pagina sul sito dell’ editore Bookabook dedicata al libro: https://bookabook.it/projects/il-corso-degli-eventi/

 

Francesco Cogoni.

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