INTERVISTA AD ANDREA MARTINELLI

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Quando e come nasce il tuo percorso artistico?
Il mio percorso inizia nei primi anni 90 con una serie di grande carte dipinte dal titolo “Senescenze”.
Sono opere incentrate sul tema della vecchiaia e questa ossessione, che in parte continua ancora oggi, nasce dopo la scomparsa del mio amatissimo nonno.
Dopo questo evento doloroso avevo il desiderio di riempire questa mancanza.
Cercavo lui attraverso gli occhi degli altri, e cosi facendo ho creato una serie interminabile di volti carichi di spiritualità. 
Dipingevo questi volti giganteschi con la volontà di renderli divini o, forse è meglio dire, eterni.  
Da quel momento il mio percorso ha preso questa strada e ancora oggi lavoro su queste “presenze” che riempiono con i loro occhi il mio studio.
Sono tutte presenze “familiari”, vecchi, barboni, viandanti ma anche volti languidi e malinconici di donne che hanno fatto parte della mia vita.
Un viaggio intorno a chi non è più vicino a te, ma che ha lasciato un segno indelebile nella mia vita.
Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?
La prima persona a cui devo dire grazie è sicuramente mio padre.
Lui ha sempre creduto in me, sin da piccolo.
Ero un ragazzino quando mi disse: “Spero che tu potrai vivere della tua arte.
Ma se anche sapessi che per fare questo vivi di pane e cipolla, io sarò ugualmente il padre più felice del mondo”.
Grazie a mio padre, ho amato e studiato grandi maestri del passato come Leonardo, Durer, Mantegna, Goya, la Nuova Oggettività Tedesca fino ai giorni nostri come Casorati, Bacon, Schiele o  Freud.
Mio padre era una uomo singolare, ma se oggi sono quello che sono lo devo solo a lui.
Pensando invece a persone influenti del mondo dell’arte che hanno contribuito alla mia crescita e alla mia affermazione, penso naturalmente allo storico Giovanni Testori, a Vittorio Sgarbi e anche ad Antonio Natali (ex direttore degli Uffizi) che nel 2013 ospitò una mia personale alla Galleria degli Uffizi, ed una mia opera entrò nella collezione di questo importantissimo Museo.
Cosa cerchi attraverso l’arte?
Attraverso la mia arte cerco innanzi tutto di dare un alta testimonianza di me, della mia vita.
Ogni volta che realizzo un’opera ho la speranza e il desiderio che possa essere guardata ancora tra cento anni, e quindi ho il dovere di dare tutto me stesso.
Chi ha la fortuna di avere un dono, deve usarlo per donare qualcosa di bello agli altri e al mondo.
Magari non riuscirai ad essere apprezzato e capito da tutti, ma se lavorerai bene e sarai sincero, il pubblico che riuscirai a conquistare te ne sarà sempre grato.
Il vero grande artista non pensa mai ai soldi o al successo, il suo unico pensiero sarà sempre quello di lasciare una testimonianza forte e autorevole del suo passaggio in questa terra.
Solo così può tirarlo in culo alla morte, e rimanere eterno.
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C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?
Difficile parlare della mia ricerca.
Ma credo sia difficile per qualsiasi artista.
Ognuno di noi naviga in un mondo tutto suo, ed oltre quello non c’è niente.
Siamo solo noi e quel mondo…
L’unica cosa che posso dire è che la mia ricerca nasce totalmente dalla mia interiorità.
Cerco dentro di me, in profondità, talmente in profondità fino quasi a sentir male.
Si, perché in fondo la mia ricerca nasce sempre e solo “per amor lontano”.
Sono un tipo romantico, uno di altri tempi.
Ma questo, secondo me, è l’unico modo per essere contemporanei.
Ovvero…non esserlo affatto.
Qual’è il tuo rapporto con il mercato?
Oggi il mondo dell’arte è totalmente condizionato dal mercato.
E’ una triste realtà , ma purtroppo è così.
L’artista è costretto a sopravvivere attraverso questo triste meccanismo, e spesso porta la sua ricerca a danni irreparabili.
Se vuoi stare sul mercato e sulla cresta dell’onda devi essere sempre presente, se invece non ci sei significa che non esisti.
Un artista che si rispetti deve solo pensare alla sua ricerca, e per fare questo a volte ci vogliono anni prima che esca fuori qualcosa di interessante.
Ma chi ha questo atteggiamento è difficile che trovi il consenso del mercato.
Qualcuno ci è riuscito, ma sono rarissimi!
Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?
Vivere della propria arte è come vincere il terno a lotto!
E’ un privilegio per pochi.
Io sono uno di questi fortunati, ma se dovessi dare un consiglio direi solo che ciò che conta in arte non è il talento,  neppure avere facoltose o importanti amicizie, e neanche essere bravi manager di se stessi! Queste cose che ho elencato sono sicuramente tutte importanti, ma una cosa sola è fondamentale… avere un’amore profondo per ciò che fai. Quando sei spinto dall’amore e da una profonda passione, prima o poi tutto arriva.
Di questo ne sono certo.
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