INTERVISTA AD ANDREA BISCARO

Oggi vi presento lo scrittore Andrea Biscaro che qualche settimana fa mi ha caldamente consigliato la lettura del suo nuovo libro, Il Cuoco Dell’inferno,  edito da Meridiano Zero.

Si tratta della storia di un famoso Scalco di corte: Cristoforo da Messisbugo, acclamato chef del Rinascimento.

Un thriller in cui mistero, inganno ed esoterismo si mescolano alle antiche ricette e alla buona tavola del tempo.

Io l’ho cominciato e vi consiglio di leggerlo!

Ma lasciamo che si racconti da se attraverso l’intervista…

Quando e come nasce la tua passione per la scrittura?

Scrivo da sempre, da quando ero bambino.

Ricordo che a sei sette anni scrivevo già le mie prime storie.

Piccoli racconti di suspense ispirati ai miei scrittori preferiti dell’epoca: Poe, Lovecraft, King.

Ho sempre avuto un’inclinazione naturale per la scrittura.

Una sorta di istinto primordiale.

Un’altra possibilità di linguaggio, probabilmente. Come la musica.

 

Quali persone, situazioni o scrittori hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

Tutto influenza uno scrittore.

Situazioni, vita, spostamenti, viaggi, traslochi, letture, film, musica, amori, amici, traumi.

La vita stessa plasma la scrittura.

Per farti un elenco preciso mi ci vorrebbe lo spazio di un romanzo.

Posso dichiarare il mio amore indefesso per i libri, per la musica e per la ragazza – Ilaria – che mi accompagna da tanti anni.

Sono questi amori che continuano a dare carburante alla mia fantasia, a rendere il mio lavoro sempre nuovo, sempre unico.

Senza stupore, senza meraviglia, non si scrive.

 

Cosa vuoi esprimere attraverso la scrittura?

Vorrei “semplicemente” raccontare storie.

Belle storie.

Appassionanti, con protagonisti “veri”, con ambientazioni a 360 gradi, con un intrigo da sciogliere via via, con una psicologia profonda e un mistero grande da indagare.

Insomma, scrivo i libri che vorrei leggere, in sostanza.

A livello più profondo, inconscio, credo di esprimere la mia parte più intima e selvaggia attraverso la scrittura.

La mia parte più autentica, primitiva, senza filtri.

Scrivere è una sorta di complessa macchina psicanalitica.

Un modo per poter comunicare agli altri la propria sostanza attraverso un linguaggio diverso.

Un linguaggio puro, in cui maschere, menzogne, inganni non sono consentiti.

C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?

Ogni mio libro nasce da un’intuizione forte, da una visione, da un dettaglio importante.

Poi, a seconda del “genere” che andrò ad affrontare per dare forma e senso a questo primo impulso, ci sarà una ricerca particolare da svolgere.

Nel caso de “Il cuoco dell’inferno”, uscito da poco in tutte le librerie per Meridiano Zero, c’è stata una ricerca storica, architettonica, esoterica e culinaria.

Si tratta di un romanzo ambientato nel Rinascimento, presso una delle corti più importanti dell’epoca, quella degli Este a Ferrara.

Studio e approfondimento sono necessari per dare corpo e credibilità all’opera.

Qual è il tuo rapporto con le case editrici e che possibilità ci sono di emergere per un giovane scrittore?

 Ho un buon rapporto con gli editori.

Lo dimostra il fatto che ho lavorato e pubblicato con molteplici case editrici, dalla piccola, alla grande.

Sono stato anche fortunato ad incontrare editori illuminati, appassionati.

Molto bello l’incontro col mio editore più recente, Meridiano Zero.

Marco De Simoni (direttore editoriale), ha letto il mio romanzo (“Il cuoco dell’inferno”) e se n’è innamorato subito, realizzando una splendida edizione.

Un giovane scrittore ha mille possibilità per poter pubblicare il suo libro oggi.

Troppe, a dire il vero.

C’è una saturazione del mercato editoriale.

Troppi scrittori e pochi lettori.

Troppe case editrici che disperdono l’attenzione.

Troppe proposte, con l’inevitabile calo di qualità.

Credo dunque che le possibilità reali per emergere siano davvero poche.

 

Cosa consiglieresti ad uno scrittore che vorrebbe vivere di quest’arte?

Gli consiglierei di cambiare mestiere!

Ma se davvero scrivere è una sana ossessione, un ideale, un amore senza fine, un delizioso tormento, un impulso straordinario e primordiale impossibile da tacere, allora, beh, c’è il rischio che siate davvero degli scrittori.

E allora non potrete fare a meno di coltivare con gelosa, straziante dedizione il vostro giardino di parole e di visioni.

Lo farete per puro amore, appunto.

Senza la necessità di una ricompensa.

Con sacrifici grandi.

Con carenze profonde, tagli e smarrimenti.

E forse un giorno tutto ciò sarà ripagato.

Forse.

Ma sto divagando.

Il mio vero consiglio?

Scrivere. Scrivere. Scrivere.

contatti:

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Francesco Cogoni.

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