INTERVISTA AD ANDREA ASILI

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Quando e come nasce il tuo percorso artistico?
Nonostante abbia scarabocchiato per tutta la vita, ho cominciato solo quattro anni fa a disegnare con consapevolezza, nella speranza di riuscire a tirare fuori una passione, che fino a quel momento mi mancava.

Il fatto è che più o meno ho sempre avuto una mano passabile, ma non avevo la minima idea di che cosa disegnare.
Appena ho cominciato a collezionare le prime esperienze di vita al di fuori di quella che era sempre stata la mia quotidianità, sono arrivati gli argomenti e, grazie a questo, anche si sta formando pian piano uno stile.
Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?
Sicuramente il primo è stato mio padre.
Da piccolo non la smettevo di fargli disegnare mostri, e rimanevo stupito dalla facilità (che ancora oggi ricordo con ammirazione) con cui tirava fuori personaggi orribili, sempre diversi, senza nessun disegno preparatorio.
Poi sicuramente il grandissimo Giorgio Podda, pittore cagliaritano che mi ha seguito per qualche tempo, riordinandomi le idee su molte cose, non solo in campo artistico.
Con pochi consigli è riuscito a cambiare radicalmente il mio modo di disegnare e di vedere il mondo.
Poi la ketamina.
Non dovrei dirlo ma è la verità.
Poi Sergio Toppi, Andrea Pazienza, Gipi, Bosch, Bruegel, le copertine dei Piccoli Brividi, I manga.
Libri, film, amici, famiglia, milioni di cose.
Cosa cerchi attraverso l’arte?
Uno spazio che mi dia la scusa di allontanarmi dalla vita per ore e mi faccia passare la giornata in modo relativamente produttivo.
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C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?
Principalmente, se non unicamente, parlo delle mie fisime.
Qual’è il tuo rapporto con il mercato?
Nessuno, anche se spero che la cosa cambi in futuro.
Il problema è che almeno al momento non mi sto impegnando più di tanto a migliorare la situazione.
Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?
Non lo so.
Io ho pensato che prima di mettermi sul mercato produrrò il più possibile, in modo che facendo parte di un complesso di opere coerente ogni pezzo (si spera) acquisisca valore.
Mi sono appena iscritto all’Accademia di Belle Arti, perché anche questo potrebbe essere un buon investimento a lungo termine.
Comunque la cosa più importante è rendersi conto del proprio valore, da una parte non deprezzarsi e dall’altra cercare di non diventare ridicoli.
E vendere stampe, cosa che mi dimentico sempre di fare.
Poi se uno vuole fare soldi si butta sul merchandising e con un po’ di fortuna i soldi si fanno.
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Francesco Cogoni.