INTERVISTA AD ALFREDO AVAGLIANO

Quando e come nasce il tuo percorso artistico?

Se per percorso d’arte intendi affascinazione dell’arte, posso dire da piccolissimo.

Poi ho iniziato a disegnare, dipingere, ho fatto bottega da un anziano pittore; quindi la scuola e la formazione artistica fino ai corsi liberi d’accademia.

A 15 anni, esponevo per la prima volta, in quanto facevo parte di un gruppo artistico, sezione giovanile.

Mostra dopo mostra, conoscenza dopo conoscenza, eccomi qui. 

Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

Gli episodi e le persone erano quotidianità: in famiglia dipingeva mio padre, uno zio illustratore mi faceva sognare, il mio primo maestro di bottega che mi tartassava, bonariamente, con la tecnica e la pulizia del colore.

Ho, quindi, iniziato a guardare i macchiaioli, e d’improvviso, mi capitò di conoscere la pittura americana degli anni cinquanta e sessanta e fu la folgorazione.

Degli artisti italiani ho amato tantissimo Mario Schifano.

Cosa cerchi attraverso l’arte?

Tante volte è stata essa stessa a cercarmi, e sempre le ho risposto.

A me interessa soddisfare il mio bisogno di fare arte, aumentare le esperienze ed arrivare ad una sintesi grafica e cromatica che mi rappresenti e mi lasci indipendente.

Il successo? Quello è altro discorso, spesso frutto di giochi, intrighi ed altre storie, anche legate ai soldi.

Ma, in fondo, per me, il successo è essere riconosciuto attraverso le opere, il gesto, le cromie.

Ed è successo se ciò avviene e si riconosca una certa e reale professionalità.

C’è una parte della tua ricerca di cui vorresti parlare in particolare?

Come ti dicevo prima, tendo, quotidianamente, ad arrivare ad una sintesi nel segno, nel colore; una sintesi che faccia emergere la mia interiorità, attraverso forme, masse, cromie che avverto come mie.

Io credo che nessun artista possa esimersi d’impegnare se stesso nel lavoro, facendo emergere la sua intima sensazione, la sua passionalità, le sue certezze.

Anche nell’informale o nell’astratto, esistono equilibri cromatici e grafici da valutare se si vuole dare un senso ad un’opera.

Qual’è il tuo rapporto con il mercato?

Premesso e ribadito che ho sempre privilegiato la mia indipendenza professionale, ho, spesso, evitato di legarmi a gallerie per non restare intrappolato in logiche mortificanti.

Ho il mio zoccolo duro di estimatori, che aumentano ad ogni mostra successiva e quello è il mio mercato.

Negli ultimi 15 anni partecipo a mostre solamente pubbliche, in spazi istituzionali, e non mi son mancate tantissime soddisfazioni di mercato, nella vendita e nell’acquisizione.

Attualmente, ad esempio, sono in mostra personale a Roma, dove, con le mie opere, ho inaugurato un albergo, e anche questo è mercato.

Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?

Di arte si può vivere, ma, spesso, si devono accettare compromessi, sacrificare alcune proprie idee e tendenze.

Difficile risposta: ognuno vede la vita in un certo modo.

Ma io credo che la capacità principale di un artista, che tenda a fare arte vera, debba essere di non mortificare se stessi, né piegarsi a logiche estranee all’arte.

Sarò un romantico, ma io sono sempre stato in grado di rifiutare o accettare ciò che mi rendeva sereno e gratificato.

Profilo facebook: https://www.facebook.com/alfredo.avagliano

Francesco Cogoni.