Intervista a Sara Argiolas

 


Quando e come nasce la tua passione per la fotografia?

La passione per la fotografia mi accompagna fin da quando sono piccola, quando ho imparato a fotografare con la reflex a rullino di mia mamma. Al mio decimo compleanno ricevetti in regalo una punta e scatta (che ho ancora) e da lì è iniziato tutto. La mia attenzione è sempre stata catturata dal mondo che mi circonda, di cui voglio esprimere i miei pensieri e le mie emozioni. Dopo anni da autodidatta ho frequentato una scuola di fotografia che mi ha dato la possibilità di partecipare a diverse mostre collettive. Ho avuto l’opportunità di sperimentare diversi stili fotografici, ma l’aspetto più gratificante del mio percorso è stato che ho capito chi non volevo essere: non voglio seguire la folla o fare qualcosa solo perchè piace agli altri ma non a me stessa.

Quali persone, situazioni o fotografi hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

Sembrerà strano, ma non ho fotografi preferiti; guardo tutti e cerco di prendere il meglio da ognuno. Sono, però, ispirata più dagli artisti del passato, che sono alla base di ogni progetto che faccio. Difatti i miei pittori preferiti sono Goya, Monet, Hopper, Miró, Caravaggio ed Escher.

Cosa vuoi esprimere attraverso la fotografia?

In primis le mie emozioni. Ho trovato un modo per dire tutto ciò che sento senza dire una parola. Mi è capitato che per ogni progetto arrivasse anche più di quanto avessi immaginato e sono contenta quando qualcuno vede qualcosa di diverso da quello che mi ha ispirato…non sono progetti a senso unico insomma!


Hai un qualche progetto fotografico in particolare di cui vorresti parlarci?

I progetti più importanti sono sicuramente “Psyche” e “Spazi e Silenzi”. Del primo progetto ho anche pubblicato autonomamente un catalogo di 14 foto. Il progetto è nato da una sfida personale alla ricerca di un modo per esprimere le emozioni che provavo in quel momento. Per la loro realizzazione ho adottato tecniche che non avevo mai contemplato prima, usando la sovrapposizione di fotografie con dei miei disegni.
“Spazi e Silenzi” è un progetto che nasce dalla riflessione sull’attuale periodo storico caratterizzato da insicurezze e confusione a livello globale. In un periodo nel quale l’uomo si sente indistruttibile ed invincibile, esso dimostra quanto fondamentalmente sia in realtà ignorante ed egoista e null’altro gli importi oltre sé stesso. Da qui nasce un senso di autoconservazione e di estraneazione da questo mondo di presunzione che porta ad un senso di solitudine e distruzione del proprio animo.

 

Qual è il tuo rapporto con il mercato? Che possibilità ci sono di emergere per un giovane fotografo?

Una parte della vendita delle mie foto è gestita da una Galleria a Milano, chiamata “Looking for Art”, un e-commerce di arte locale Under 35. Le possibilità sono tante bisogna saperle sfruttare al meglio. Bisogna capire che nel mondo dell’arte c’è sempre una forte concorrenza e ci sono sempre persone più brave di te. Quando si focalizza bene cosa si vuole fare e si capisce che ci possono essere anche delusioni oltre che risultati, si può iniziare a stabilire un piano. Ci vuole tanto impegno e la capacità di sapersi rialzare ad ogni batosta.

 

 

Cosa consiglieresti ad un fotografo che vorrebbe vivere di quest’arte?

 

Io non ho mai pensato di vivere di arte e infatti mi viene difficile consigliare ad un artista una facile “ricetta”. L’unico consiglio è sicuramente fare tutto ciò che si sente e realizzare ogni cosa con passione e determinazione, prima di tutto per sé stessi poi per un eventuale vendita.

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