Intervista a Roberto Sgarbossa

Quando e come nasce il tuo percorso artistico?

Concluso il ciclo di studi presso l’istituto d’arte a Padova, inizio ad approfondire le mie curiosità artistiche creando il 1 giugno 1982, con Roberto Bordin e Luciano Cardin, l’Atelier di Ricerca, che ha come denominatore comune la verifica e la ricerca di sperimentare un nuovo linguaggio nel campo artistico.

Il materiale usato in quel periodo era la carta fotografica, per lo più la coda degli scarti dei laboratori, che veniva utilizzata nei nostri lavori.

Veniva riproposta a fascette e posizionata assumendo, per molti aspetti optical, ma forse più accostabili all’arte programmata.

In quell’anno ci fu la nostra prima esposizione in una scuola elementare a Borghetto di San Martino di Lupari, dove ebbi la fortuna di conoscere Edoer Agostini, grande artista ma soprattutto ideatore del museo Umbro Apollonio, che ospitava la Biennale di San Martino di Lupari, rivolta solo all’arte programmata e cinetica.

Conobbi così personalmente artisti quali Julio Le Parc, Horacio Garcia Rossi del Grav, e poi un po’ tutti quelli che erano invitati a esporre.

Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente il tuo percorso?

Sicuramente questi contatti grazie a Edoer Agostini aumentarono lo stimolo per approfondire il mio linguaggio.

Ma devo molto anche a Nino Ovan e Sara Campesan che assieme agli altri soci di Verifica 8+1 mi hanno coinvolto nelle esperienze di gruppo.

Cosa cerchi attraverso la forma d’arte che utilizzi?

Amo sperimentare e analizzare i materiali, cerco dar modo loro di assumere nuove collocazioni e interpretazioni.

Dall’utilizzo della carta fotografica al cartone ondulato, a quello che si trova nelle cartolerie, al feltrino.

Creo situazioni che l’occhio analizza attentamente nella sua percezione.

Qual è il tuo rapporto con il mercato?

Per quanto riguarda il mio pensiero sul mercato trovo spesso osannate proposte di artisti mediocri a scapito di altri che hanno cambiato la storia dell’arte, come Bruno Munari, Mario Ballocco, lo stesso Franco Grignani.

Pseudo artisti che vengono pompati senza aver storia alle spalle ma con quotazioni sconvolgenti.

Dovremmo dare un giusto valore senza essere convinti che il valore dell’opera sia solo finanza, di una opera dobbiamo innamorarci.

Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?

Ai giovani che vogliono intraprendere questo percorso posso solo consigliare di aver la mia stessa fortuna, sicuramente non dal lato economico visto che la vendita non esiste, ma di poter ascoltare, vedere e frequentare le persone giuste, quelle che sanno trasmettere input senza nulla chiedere in cambio.

Come un buon maestro che trasmette agli allievi il suo sapere perché da questo traggano spunto per nuove idee.

Contatti: https://www.facebook.com/roberto.sgarbossa.73

Francesco Cogoni.

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