Intervista a Roberto Mingoia sulla casa editrice digitale KO edizioni

Oggi ci troviamo insieme a Roberto Mingoia, classe 1978, laureato in Scienze Politiche all’Università di Cagliari, scrittore, poeta, illustratore di libri per bambini, imprenditore che più recentemente ha dato vita alla casa editrice digitale K.O. edizioni, siamo qui per parlare di questo.

Roberto come e perché nasce la casa editrice digitale K.O. edizioni?

La decisione di iniziare questa avventura è stata naturale: cosa mi vedo fare per tutta la vita? Scrivere, leggere e scrivere.

Grazie alle nuove tecnologie ho potuto fare tanta pratica nell’autopubblicazione facendo gli editing delle mie opere (dopo aver fatto quelli con le mie case editrici), cura delle copertine, promozione, tutto dalla a alla z.

In particolare le politiche di marketing da indipendente sono molto più libere, per esempio voglio mettere il mio ebook gratis una settimana per farlo conoscere posso farlo e i risultati che si ottengono sono eccezionali.

Oggi la gente legge su internet con smartphone e tablet, è vero che ci sono tanti contenuti disponibili ma si va alla ricerca della qualità. Io stesso leggo tanto e su Amazon dopo una vita passata a leggere i classici cerco gli emergenti, quelli che hanno storie bomba, idee potenti che valicano i confini del cartaceo e del digitale, quell’umanità che della propria sofferenza ed esperienza ha fatto un bagaglio da consegnare agli altri in forma di pensieri scritti.

Ho chiuso dopo qualche capitolo libri di grandi case editrici perché poco stimolanti e divorato libri di emergenti che escono dagli schemi, sgambettano il linguaggio e hanno tanto cuore. Il cuore e avere un messaggio fanno di uno scrittore un grande scrittore, la stessa cosa vale per KO edizioni. Il nostro motto è “dare un cazzotto in faccia al lettore”, stupirlo, rapirlo.

Dico sempre se quando scrivo mi diverto posso far divertire il lettore, questa è la cosa più importante, sotto questo punto di vista la forma vale più della sostanza. Inoltre da scrittore fondare una casa editrice ti da una marcia in più perché puoi dare agli altri quello che avresti voluto ricevere: un sequel negato, un personaggio o un aspetto della storia che per te hanno importanza e tanto altro.

Perché queste sono cose importanti? Perché uno scrittore con la sua mente e i suoi occhi registra e decodifica tutto quello che il mondo e la vita offre per poi riportarne la sua versione sulle pagine. Un’opera andrebbe sempre sviluppata, protetta, mai censurata. Non esistono opere commerciali o no, ma opere che si fanno leggere e opere scritte contro voglia o tanto per fare. Se un’opera ha uno stile scorrevole e una sua anima arriverà al lettore.

Quando scrivo non mi curo mai degli errori, dico sempre “per quello c’è l’editor”, lo scrittore è un fiume in piena che riversa sui lettori quella parte del suo cuore che trabocca.

In passato ho avuto occasione di sentire tantissime case editrici e di confrontarle, la sua risulta totalmente a carico dell’autore che propone l’opera o crede nei lavori che valuta e seleziona per la pubblicazione?

Siamo una casa editrice No Eap, non crediamo nell’editoria a pagamento.

Quindi investiamo nel talento dell’autore e mettiamo a disposizione la nostra esperienza.

Cosa cerchi da un’opera letteraria e cosa ti porta a scegliere di pubblicarla?

Il nostro motto è “diamo un cazzotto in faccia al lettore”, vogliamo stupirlo, rapirlo.

Un’opera per arrivare al lettore deve avere cuore e un messaggio da trasmettere.

Testi creativi, innovativi, audaci, semplici, diretti, immediati.

Secondo te, quali e quante sono le responsabilità di una casa editrice per la valorizzazione di uno scrittore attraverso un adeguata pubblicizzazione e distribuzione?

Vogliamo essere una casa editrice diversa dalle altre, che si prenda davvero cura di lanciare uno scrittore.

In cosa ci vogliamo differenziare? Intanto nell’essere degli spiriti liberi e nel non avere schemi precisi. Non c’è nessun insieme che ci include né nessun insieme che ci esclude, la scrittura nasce per superare tutti i limiti. Siamo la casa editrice degli scrittori per gli scrittori: se uno scrive poesie o opere teatrali ben venga. Le sue corde sono quelle e possono uscire fuori delle cose bellissime. Ci sono poesie come quelle di Neruda o Bukowski che arrivano all’uomo comune, sono immediate, non hanno bisogno di fronzoli.

Se leggi S. King è geniale perché è semplice e va dritto al punto come l’uomo comune, solo che i grandi osano raccontare quello che non si dovrebbe o quello che è comunque sia difficile da raccontare. Nelle mie opere, dal commissario Casu alle altre, trovate tutto in rete ho parlato di tutte le cose che mi stanno a cuore: alcolismo, depressione, disoccupazione, terrorismo, guerra. Queste sono le cose importanti che interessano alla gente. Il vero colpo di scena è leggere una cosa che non mi aspettavo. Siamo aperti a tutti i generi e a tutti gli stili. Io stesso come scrittore un domani penso di cimentarmi nel fantasy così come ho già fatto nel rosa e nella poesia oltre che nel noir.

Gli errori che fanno le case editrici?

Lo dico da ragioniere: pensare ai conti.

Per scrivere bisogna essere liberi, non pensare al guadagno.

Quello nel caso arriverà se il romanzo avrà un valore universale. I migliori libri sono stati scartati da tante grandi case editrici. Il nostro successo si basa sul saperci vedere lungo, sulla capacità di capire in poche pagine se è un’opera da K.O., forte e audace. I numeri parlano chiaro: si vendono meno di 250 copie per testo pubblicato, i best seller da un milione di copie sono pochissimi.

Ma con l’editoria digitale l’editore investendo bene il suo tempo può scovare e investire su opere che intanto saranno in linea con la sua storia e le sue aspirazioni e poi avranno un loro pubblico, tutto questo con un investimento pari a zero perché non esiste il magazzino.

Si stampa on demand e si vendono ebook, le opere non vanno al macero.

Ma alla fine, al giorno d’oggi, che mercato c’è intorno alla letteratura?

La gente dovrebbe leggere di più ma c’è un vastissimo mercato di persone che leggono da pc, tablet e smartphone. Bisogna puntare sui contenuti di qualità.

Cosa consiglieresti ad uno scrittore che vorrebbe vivere di quest’arte?

Di essere sempre determinato e crederci sempre.

Le porte in faccia ti rafforzano, la sofferenza e le difficoltà ti ispirano. Magari dovrai fare anche un altro lavoro per campare ma se vorrai scrivere potrai farlo per tutta la vita e se vorrai vivere di scrittura lo farai ancora con più intensità.
Consigli tecnici per inviarci le vostre opere?

Non ci sono.

Col digitale non contano il numero di battute né pensi a quante copie ne venderai. Io penso che se già ne vendo una quella copia è il mio successo.

L’atteggiamento cambia tutto.

Regole di buon senso si: siate chiari, metteteci cura, mandate un estratto di qualche capito, 3 massimo 5, ma anche l’opera intera.

Scrivete la vostra biografia, ogni esperienza conta, scrivete le vostre preferenze, i vostri gusti, esprimete la vostra personalità.

Sarà quella che vi farà scrivere le pagine migliori, delle pagine da K.O.

Mandateci i vostri manoscritti, trovate la casella di posta sul sito www.koedizioni.com e www.koedizioni.it

la mail è questa: [email protected]

Ringrazio vivamente per questo spazio e per questa opportunità, siamo aperti a tutte le collaborazioni, non esitate a scriverci.

Togliete le vostre opere dal cassetto, mettete le ali ai vostri progetti!

 

Francesco Cogoni.

 

 

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