Intervista a Roberto Chessa

Quando e come nasce il tuo percorso artistico?
Il mio percorso artistico nasce attraverso il disegno, quando capii di non poter fare a meno di esprimermi attraverso le immagini.
Sin da bambino mi piaceva disegnare e colorare.
Fondamentale è stato in questo senso anche la cultura Hip Hop, con i graffiti che da ragazzo facevo sui muri e come danzatore di Breaking.
L’Hip Hop mi ha permesso di cogliere alcuni aspetti che sono stati molto importanti nella mia crescita personale, tra questi la determinazione per le cose in cui credo e, in primis, me stesso. 
Non riesco ad individuare precisamente quando è nato il mio percorso artistico, è più che altro un susseguirsi di momenti che mi hanno portato ad identificarmi con il mio Io, poi attraverso l’istituto d’arte e l’Accademia di Belle Arti non ho fatto altro che affinare il mio interesse verso l’arte e i suoi disparati aspetti.
Quali persone, artisti ed episodi hanno influenzato maggiormente la tua arte?
È difficile dire quali siano stati gli artisti che mi hanno influenzato perché ho avuto un interesse generale per tutta l’arte, per tutti gli artisti e le loro storie.
Posso sicuramente dire di trovare nel mio modo di dipingere un atteggiamento molto legato alla cultura dei graffiti e alla Urban Culture. 
Nelle arti visive potrei citare alcuni artisti ma li considero solo rivelatori di conoscenza scoperti in momenti di lettura, in cui mi sono identificato.
Posso sicuramente affermare che il più grande cambiamento l’ho avuto quando ho frequentato lo studio di Giovanni Manunta Pastorello: lui è stato capace di farmi capire una dimensione pittorica che non avevo considerato prima di quel momento.
Quindi posso affermare che lui rimane l’artista a cui mi sento più legato.
Cosa cerchi attraverso l’arte?
Ho pensato tante volte di rispondere a questa domanda ma ogni volta il mio pensiero mi vede legato al piacere di dipingere, di evadere dalla dimensione della realtà.
Vivere la pittura per me, in questo momento, è scivolare nella densità del medium e cercare quelle  forme che attraversano la mente inconsciamente.
Il messaggio si rivela nei miei occhi nel processo di creazione e si cristallizza passo dopo passo in una forma geometrica concreta, come un plasma che mano a mano si solidifica e diventa imponente e portatore di contemporaneità.
La mia è una pittura che si affronta quasi sempre nell’immediato, costringendoti  ad rapportarti con essa, con l’essenza che ognuno di noi vede e ritiene di aver percepito.
Potrei affermare che la mia ricerca è una connessione continua con chi osserva.
C’è una parte della tua ricerca/sperimentazione artistica di cui vorresti parlare in particolare?
Vivo la sperimentazione molto serenamente, cercando di capire cosa serve alla mia pittura per essere compresa maggiormente.
Le idee sono tante e cambiano velocemente, questo perché penso che lavorando quotidianamente si hanno degli sviluppi alle volte inaspettati che danno gli input per creare delle nuove soluzioni.
Sono sempre alla ricerca del valore aggiunto.
Qual è il tuo rapporto con il mercato dell’arte?
Non posso certo ancora parlare di mercato dell’arte.
Ho alcuni collezionisti che seguono il mio lavoro e mi sostengono.
Il mercato dell’arte sicuramente sta vivendo un momento di cambiamento, di evoluzione.
Io naturalmente cerco di dare valore al mio lavoro utilizzando alcune piattaforme dove cerco di pubblicizzare le mie opere, con l’obbiettivo di creare interesse intorno ad esse.
Molti siti di vendita on-line di opere d’arte offrono l’opportunità di essere visibili a collezionisti e critici internazionali, questo credo sia un aspetto da non sottovalutare.
È comunque opportuno studiare e inserirsi in un nuovo ingranaggio perché ci troviamo di fronte ad un reale cambiamento.
Cosa consiglieresti ad un artista che vorrebbe vivere d’arte?
Vivere d’arte è un compromesso difficile.
È una scelta che ognuno di noi deve accettare nel bene e nel male, a prescindere da quello che potrebbe accadere.
L’artista sceglie di essere artista e continua per la sua strada, questo credo possa essere già definito come “vivere d’arte”.
L’unico consiglio che potrei dare è quello che è stato dato a me: frequentare gli artisti e gli ambienti artistici, dopotutto siamo delle brave persone! 
Sito Web: www.roberto chessa.com
Francesco Cogoni.